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Progetto umanitario restituisce l'udito a una bimba eritrea

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alessandra Borghi
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Una bambina eritrea di nove anni ha provato di nuovo la gioia di sentire. In maniera nitida ha ascoltato prima la voce dei sanitari che le hanno applicato un processore e poi quella dei familiari. La paziente, che vive ad Asmara con i genitori e tre fratelli più piccoli, era affetta da sordità progressiva ingravescente, che aveva determinato ricadute evidenti sulla qualità della sua vita. Ricoverata all'inizio di giugno nella struttura di Otorinolaringoiatria del Santa Maria della Misericordia di Perugia, la piccola è stata sottoposta a intervento chirurgico dalla équipe coordinata dal professore  Gianpietro Ricci con la collaborazione della anestesista  Simonetta Tesoro e con il supporto tecnico dell'audiometrista Francesca Gioeli. Sono bastate poche settimane dopo l'applicazione  dell'orecchio artificiale per procedere alla sua attivazione e regolazione. Operazioni che sono state eseguite nella mattinata di mercoledì. "Eravamo nella disperazione più totale", ha raccontato Angesom, perito informatico  ad Asmara. "La situazione  era precipitata in poco tempo, nostra  figlia si era chiusa in se stessa e a scuola aveva un rendimento davvero modesto. Poi, grazie ad un amico eritreo, che lavora in una azienda con sede a Perugia, abbiamo potuto contattare il professor Ricci e abbiamo capito che il problema poteva essere risolto". "L'assistenza sanitaria prestata, comprendente  l'acquisto dell'apparecchio e  la sua applicazione, rientra nel progetto di umanizzazione finanziato dalla regione dell'Umbria", spiega il professore Ricci. E' il quinto intervento dal 2004 eseguito nell'ambito dei progetti umanitari.  Il centro di Perugia esegue  20 interventi di impianti cocleari all'anno; in Italia sono 700, mentre in molti Paesi dell'Africa, sia per i costi sia per carenze assistenziali, interventi analoghi sono davvero rari.