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Lettera virtuale di un papàa una figlia di 6 annirapita dalla madre in Bielorussia

Stefano Caligiuri, 38enne originario di Roma ma residente a Baschi, si rivolge virtualmente alla figlia Matilde

Claudio Bianconi
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“Ho creato questo spazio dedicato alla sfuggente memoria di un evento che cinque anni fa ha cambiato il corso della nostra vita. Scrivo queste poche righe come ulteriore, libera, intenzione di voler comunicare con te. So che presto deciderai di voler sapere. Una piccola traccia che al momento giusto desidererai seguire”. Così Stefano Caligiuri, 38enne originario di Roma ma residente a Baschi, si rivolge virtualmente alla figlia Matilde. Lei di anni ne ha 6, ma l'ultima volta che il padre l'ha vista era l'11 settembre 2008 e aveva appena un anno e mezzo. La bambina è tornata in Bielorussia con la madre. Di entrambe, però, si sono perse le tracce. Per questo, l'uomo adesso ha deciso di aprire un sito internet dove ripercorre le tappe di un lungo e doloroso percorso legale che non l'ha ancora portato a riabbracciarla. Da novembre 2008, quando si vede costretto a sporgere denuncia-querela presso la stazione dei carabinieri di Baschi nei confronti della madre. A luglio 2011, quando il tribunale di Orvieto in funzione monocratica condanna la donna a sottrazione di minore, negando al padre di vedere e sentire la piccola. Quando Matilde, crescendo, digiterà il suo nome on line, troverà il sito contenente foto e parole, che raccontando la sua storia. “È stato scelto per te, un cammino diverso – si legge – irrintracciabile tanto per me quanto per tutti gli organi e le istituzioni alle quali mi sono faticosamente rivolto senza ottenere alcuna risposta”. E ancora: “Ho dato fondo a tutto ciò che ero in grado di sostenere in termini di risorse fisiche ed economiche. Ho deciso, dunque, di concederti questo strumento che ti potrà permettere almeno di trovare me (confido in te). Papà non ha mai dimenticato. Papà come la prima e l'ultima parolina che ho avuto la fortuna di sentirti pronunciare prima che quel taxi cancellasse la tua origine e cambiasse radicalmente la natura di molti miei perché. So che non posso avere la presunzione di concentrare tutto ciò che avrei voluto raccontarti in poche parole, ma sii sempre curiosa. Credi a tutto e a niente, tesoro”.