Harvey Weinstein, una condanna che non fa giustizia di tanti anni di soprusi

L'opinione

Harvey Weinstein, una condanna che non fa giustizia di tanti anni di soprusi

25.02.2020 - 17:34

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Harvey Weinstein è stato dichiarato colpevole per violenze sessuali e stupro, anche se per tre dei cinque capi d’accusa è stato assolto.

Questa sentenza dovrebbe comportare un periodo di reclusione che varia dai 5 ai 29 anni di carcere.

La giustizia americana è un po' differente dalla nostra e ci muoviamo male nel fare previsioni di altre condanne e lustri di carcerazione, ma una cosa la sappiamo: i reati di cui si è reso responsabile.

I giudici hanno accertato che Weinstein ha stuprato, forzato ad una copulazione orale e ad una penetrazione sessuale.

Insomma, tutti atti per i quali ci vuole una forza fisica duplice, per porli in essere, ma anche per impedire alla vittima di opporsi.

Di ciò nessuno dubita.

Quel che ci sorprende, perciò, è che, magicamente ora, per salire le scale del palazzo di giustizia deve essere sostenuto e per percorrere i corridoi che portano all’aula di udienza, deve aiutarsi con un deambulatore!

È singolare come un paio d’anni soltanto sono stati sufficienti a ridurre l’uomo dal perenne accappatoio addosso ad una larva umana.

Eppure, è stato accertato giudizialmente che l’insistenza nel pressare le vittime diventava pressione fisica, fino alla coercizione a prestare favori sessuali e alla consumazione di veri e propri stupri.

Ora, invece, dopo aver perso la società miliardaria in comproprietà con il fratello e la moglie che ci risulta averlo abbandonato al proprio destino, mostra di avere quelle ossa rotte con le quali sarebbe uscito (ameno finanziariamente) dalla vicenda.

Non solo, ma la difesa che lo ha visto uscire dall’aula in manette ed incarcerato in attesa della sentenza con l’ammontare degli anni da infliggergli che il giudice si è riservato di pronunciare, ha provato ad opporsi ostentando le precarie condizioni di salute di Weinstein e la sua buona condotta durante le settimane di processo.

È difficile credere che ciò corrisponda al vero.

Almeno nella sostanza.

Che un essere così privo di scrupoli nell’imporre la propria volontà – soprattutto in un periodo storico in cui per avere i favori sessuali dell’altro genere non è poi così difficile come nei secoli passati – ora si presenti, a favor di telecamera e di fotoreporter tanto dimesso e malconcio, ci sia consentito, suona come di strategia processuale tesa a non ottenere completamente giustizia.

Perché diciamocela tutta, anche se Weinstein sarà ricordato per sempre  come uno stupratore seriale, questa condanna non fa di certo giustizia di tanti anni di soprusi.

Sarà un caso, ma la difesa ha già annunciato che ricorrerà in appello.

Fernanda Fraioli

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