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La scuola e le divisioni tra classi sociali

Distanziamento sociale in Cina

Jacopo Barbarito
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Una volta ad avere la terza classe, con biglietti economici, panche di legno e portabagagli a stecche per i non abbienti, c’era il treno. Eliminata perché "il progresso tecnico non vale molto se non è accompagnato da un effettivo miglioramento dei rapporti sociali, e i dubbi manifestati sull’opportunità di far viaggiare insieme persone di diversissime gradazioni sociali appaiono del tutto ingiustificati”, adesso c’è a scuola. Bella evoluzione! Proprio in un ambito dove valori e finalità siffatte dovrebbero essere endemici, scontati, ovvi. E, invece, no, si registrano le suddivisioni, non in classi scolastiche, ma sociali. Sarà, forse, stato il sostantivo ad indurre una scuola romana a ripartire gli iscritti tra la sede centrale, appannaggio prevalentemente dell'alta borghesia cittadina, e la succursale ove si campeggiano i figli delle domestiche che lavorano presso di loro. Solo l'ultima in ordine di tempo. L'anno scorso, in altra scuola, stesso scivolone. Oggi, come allora, la levata di scudi del Ministero ha portato a rimuovere la ripartizione presente sul sito che, con un’operazione di raffinatissimo maquillage, è diventato un salomonico “territorio ampio, fasce socio-culturali diversificate”, l’anno scorso, e “l'ampiezza del territorio rende ragione della disomogeneità della tipologia dell'utenza che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate”, oggi. Adesso, il parallelo con il treno ci è più chiaro. Quando anche da noi fu abolita la terza classe – con ben tre anni di ritardo rispetto al resto dell’Europa – si cancellò formalmente quello che era considerato l’ultimo retaggio ottocentesco, nel segno di una nuova democratizzazione della società, semplicemente impreziosendo gli scomodi sedili di legno, ed eliminando i poggiatesta dalle raffinate poltrone di velluto della prima classe. Eseguito l'adeguamento perché deciso da una superiore istituzione di normazione internazionale, l'aspetto dei treni, salvo qualche abbellimento, rimarrà a lungo invariato e gli scomodi sedili in legno saranno ancora a lungo presenti sulle tratte ferroviarie locali. La scuola precisa, invece, che “attua costantemente e quotidianamente, attraverso l'istituzione scolastica, attraverso il lavoro dei docenti e attraverso la collaborazione delle famiglie, le migliori e più opportune pratiche per l'inclusione e la rimozione di qualunque discriminazione”. E con ciò, inclusione fu. Fernanda Fraioli