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Un treno chiamato desiderio

Mauro Barzagna
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In Umbria di Rosso non stava per rimanerci neppure la Freccia. Una conferma, quella della tratta Perugia-Milano operata dal Frecciarossa di Trenitalia che nelle ultime settimane è apparsa tutt'altro che scontata e le cui sorti hanno infiammato il dibattito, lasciandolo rimbalzare dalle piazze alle bacheche Facebook fino alle stanze della politica. Ma andiamo per step, cercando di fare ordine. Il primo scompiglio lo ha portato qualche settimana fa (era il 16 ottobre ed era ancora in carica la giunta del facente funzioni Paparelli) la notizia relativa al cambio d'orario e di fermate del treno. Confermato sì, ma con un nuovo orario di partenza da Perugia (le 5,30, invece delle 5,13) e con un nuovo orario d'arrivo su Milano (anzi due nuovi orari ma una stazione in meno: la novità infatti è che il treno non arriverà più a Milano Centrale alle 8,30, ma a Milano Rogoredo alle 8,55 e Milano Porta Garibaldi 9,12). Un cambiamento che non stravolge granché (Rogoredo con la linea gialla della Metro è collegata in 10 minuti al centro di Milano), ma che crea qualche difficoltà ai pendolari e a chi il lunedì rientra a Milano per lavoro e rischia di non essere più in tempo per gli orari d'ufficio. Il secondo fronte polemico è stato invece innescato dal neo-assessore regionale ai trasporti Enrico Melasecche che con un'incauta esternazione ha dichiarato nei giorni scorso che il futuro della tratta era tutt'altro che certo e che non si poteva pensare soltanto al capoluogo ma bisognava tenere conto di tutti i territori. Una sparata doppiamente improvvida: in primis perché prestava il fianco a speculazioni di tutta una schiera di soggetti pronti a saltare sul carro della polemica al grido “Nel programma della Giunta Tesei c'è la cancellazione del Frecciarossa”; in secondo luogo perché lasciava trapelare da colui che per i prossimi 5 anni dovrà occuparsi di trasporti una visione campanilistica (in molti hanno letto nell'uscita di Melasecche una strizzata d'occhi al territorio ternano da lui rappresentato). E il campanilismo in un fazzoletto di terra che conta 900 mila abitanti è stato fino a oggi una delle zavorre più pesanti della nostra regione. E pensare di andare avanti con la mentalità dell'accontentare tutti per non scontentare nessuno sarebbe un suicidio politico. A maggior ragione sui Frecciarossa che essendo per l'appunto “frecce”, e non regionali, transitano dai capoluoghi di regione, tranne rarissime eccezioni. Insomma, se si vuol ragionare d'infrastrutture in modo serio si lascino stare sterili campanilismi. A meno che non ci sia qualcuno che “per non scontentare nessuno” auspica un Frecciarossa Stroncone-Casalpusterlengo. Una polemica amplificata fra l'altro, dal fatto che fino a 3 giorni fa Trenitalia aveva sì pubblicato sul proprio sito il nuovo orario (in vigore da lunedì 16 dicembre) ma i biglietti non risultavano acquistabili. Un disservizio che ha creato parecchi disagi a chi voleva pianificare con anticipo le proprie vacanze natalizie, alimentando ulteriori dubbi sulla permanenza della tratta. E ciò nonostante un comunicato ufficiale della Regione, in smentita alle dichiarazioni di Melasecche, per specificare che la tratta era confermata. Anche perché, e questo è un punto tutto da chiarire, dalla nota della regione si deduce che a essere confermata è la tratta legata al nuovo orario invernale, ma resta tutto da decifrare se poi il Frecciarossa sarà confermato anche successivamente. Un'ambiguità su cui urge chiarezza. Rimane poi il tema, da sempre caro alla neo-presidente Donatella Tesei, della vera operazione strategica per togliere l'Umbria dall'isolamento: più collegamenti e più veloci da e per Roma e Firenze. Con più treni che arrivano a Firenze, è il succo del ragionamento, aumentano le possibilità di scelta e di intercettare le frecce per Milano. Una tesi valida se è pensata in aggiunta al Frecciarossa (che ha comunque il vantaggio enorme di evitare la cosiddetta “rottura di carico” ai passeggeri) irricevibile se vista come sostitutiva dello status quo. Nel frattempo, si potrebbe potrebbe provare a rinegoziare la fee dovuta dalla Regione a Trenitalia per mantenere vivo il servizio alla luce dei numeri sviluppati in termini di passeggeri. Insomma, il futuro è incerto, ma considerando che il futuro di Alitalia lo è di più, quello dell'Umbria deve necessariamente puntare sui binari. Matteo Grandi