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Le contraddizioni della Massoneria

Roberto Segatori

Federico Sciurpa
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A chi l’accusa di essere un’associazione che difende solo gli interessi degli affiliati, la Massoneria umbra replica che si ignora la storia. In effetti tra la fine del '700, la Repubblica romana, il 20 giugno del 1859 e ancora per decenni, i massoni umbri furono portatori di idee di libertà (“il libero pensiero” contro l’oscurantismo clericale), razionalità e solidarietà (si pensi a Guglielmo Miliocchi), spesso pagate caramente. La memoria e la toponomastica perugina ne recano tracce evidenti: Danzetta, Guardabassi, Montesperelli, Faina, Ossicini, Bruschi, Berardi, Vecchi, Fabbretti, Monti, Ansidei, Angeloni, Dal Pozzo, Lupattelli, Rocchi, Bellucci e tanti altri. Fuori Perugia, si segnalano lo spoletino Pianciani e i ternani Nicoletti, Fabri, Masarucci, ecc. Erano scienziati, avvocati, medici, insegnanti, spesso impegnati nell’amministrazione pubblica con buoni risultati. Dopo la repressione del fascismo, la Massoneria riprende soprattutto dagli anni settanta del ‘900. A Perugia, l’anticlericalismo cementa l’alleanza tra i comunisti e i massoni. E avremo come presidente del consiglio regionale il massone Tiberi e come sindaci Casoli e Valentini. A partire dagli anni ottanta, però, con la crescita degli affiliati, emergono le prime magagne: Augusto De Megni Sr è protagonista di vicende chiacchierate; esplode lo scandalo P2 (nelle cui liste si ritrova l’iscrizione – contestata dall’interessato - di Enrico Manca, a lungo leader del Psi umbro); nel 1993 l’inchiesta del sostituto procuratore Agostino Cordova porta alla pubblicazione delle liste che vedono implicati massoni occupanti ruoli delicati (il Csm trasferisce da Perugia il sostituto procuratore Arioti). Più di recente, il penultimo Gran Maestro Antonio Perelli viene coinvolto in un’inchiesta giudiziaria su una questione relativa alla sanità regionale. Più altalenante è il contrasto con la Chiesa locale. Nel 1985 l’arcivescovo Pagani prova a portare – senza troppo successo – un attacco frontale alla Massoneria, mentre al contrario l’arcivescovo Antonelli mostra successivamente un atteggiamento quasi benevolo. Poi c’è la vicenda dell’ultimo Gran Maestro, il ternano Luca Nicola Castiglione, che si congratula con il Cardinal Bassetti, mandando su tutte le furie molti massoni perugini. Ma perché ricordiamo tutte queste cose? Perché, mentre la Massoneria continua a crescere (1.038 affiliati e 33 logge del Goi, oltre agli iscritti e alle 5 logge della Gran Loggia d’Italia), due contraddizioni appaiono evidenti. La prima. Va bene la tradizionale vicinanza al potere, ma il maggioritario spostamento dei “fratelli” a destra (il sostegno esplicito alla Giunta Romizi, la candidatura in Fratelli d’Italia del primo Gran Maestro di colore Paul Dogmenza, le simpatie per Salvini) non sembrano proprio in linea con i valori originari (libertà, razionalità, solidarietà). Poi c’è la questione della riservatezza, poco motivata in epoca repubblicana. Una volta incrociai su una spiaggia un’amica totalmente svestita. Al mio sguardo sorpreso, lei replicò: “perché ti sorprendi? Una donna onesta non ha nulla da nascondere”. Una frase leggera di una donna davvero perbene. Fossi un vero massone, rifletterei seriamente sul senso di quella battuta.