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Ma quale fascismo?

Federico Sciurpa
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Gian Luca Laurenzi * Mi fanno sorridere tutti i commenti che sto leggendo da alcuni giorni sui fascisti al governo dell’Umbria, sulla “onda nera” che sta sommergendo la nostra regione, sui diritti civili che saranno sicuramente violati, ecc. ecc. E sorrido ancor più quando sento parlare del plurale “fascismi”: un contenitore buono per ogni occasione in cui si raccoglie tutto ciò che non è gradito alla sinistra radical-chic. Quando si parla, s’invoca il “fascismo”, però, sarebbe opportuno farlo con un minimo di cognizione di causa, di cautela e soprattutto di rispetto per le tante vittime della dittatura, quella vera. In maniera alquanto succinta, il fascismo (come ideologia) nacque all’inizio del XX secolo da Benito Mussolini, giornalista già socialista e direttore dell’Avanti. Iniziò a consolidarsi come movimento politico subito dopo la prima guerra mondiale. E trovò terreno fertile – semplificando al massimo – sostanzialmente proprio a causa della Grande Guerra. Da una parte la smobilitazione dell’esercito restituì alla vita civile milioni di persone, in gran parte disoccupati, con l’inflazione galoppante. Ciò provocò grandi conflitti sociali, scioperi, occupazioni nelle fabbriche del nord e violenze nelle campagne. La scellerata “Pace di Versailles”, poi, aveva reso monca la vittoria italiana alimentando il nazionalismo. Tutto ciò infiammò gli italiani, i quali non riuscivano a capire perché avessero versato il proprio sangue (si stima che i morti italiani tra militari e civili siano stati 1.240.000), se al rientro a casa non c’era lavoro, i salari valevano sempre meno e l’Italia era stata trattata in quella maniera al tavolo della pace. Il partito socialista divenne il primo partito alle elezioni del 1919 ed inizio il cosiddetto. “biennio rosso” in cui – nella sostanziale indifferenza della polizia e del governo – fascisti e socialisti si combattevano sanguinosamente con numerose vittime da ambo le parti e tra i civili: circa 3.000 complessive nel solo biennio ‘21-‘22, come ci ricorda Gaetano Salvemini. In buona sostanza da una parte il fascismo si pose come forza di “difesa” dei proprietari terrieri e degli industriali contro le bande rosse che imperversavano nel nord. Dall’altra come forza in grado di ridare dignità all’Italia bistrattata a Versailles. Nel 1922 ci fu la marcia su Roma e Vittorio Emanuele III nominò primo ministro Mussolini che guidò un governo di coalizione composto da nazionalisti, liberali e popolari. Le elezioni “truccate” del 1924, nonché l’omicidio nello stesso anno di Giacomo Matteotti che aveva denunciato con forza i brogli elettorali fascisti segnarono l’inizio della dittatura. “Fascismo”, quindi, indica il regime autoritario, autocratico e totalitario, fondato sulla violenza e sulla coercizione, che ha preso il potere in Italia nel cd. “ventennio” con la forza e con elezioni truccate. E durante il fascismo (quello vero), se Matteotti ne è vittima illustre, tanti altri persero la vita, mentre tanti altri subirono violenze di ogni tipo, sia fisiche che morali. Le camicie nere fasciste imponevano il loro volere con “manganello ed olio di ricino”, mentre l’Ovra – la polizia segreta fascista creata nel 1927 – torturava ed uccideva i dissidenti, molte volte facendoli semplicemente “sparire”. E nel 1939 furono emanate le vergognose “Leggi razziali”, dando il via alla deportazione ed all’eccidio nei lager nazisti di tanti ebrei italiani. Il culmine della violenza contro gli italiani, infine, si raggiunse dopo l’armistizio di Cassibile (3-9-1943), con la nascita della Resistenza partigiana combattuta sanguinosamente dai fascisti, spalleggiati dai nazisti. E le torture ed omicidi non riguardarono solo i partigiani, ma coinvolsero anche tanti civili inermi (Marzabotto, Fosse Ardeatine, S. Anna di Stazzema, ecc.). Definire, quindi, “fascisti” le attuali forze politiche – le quali governano in Umbria grazie a libere elezioni – è del tutto ignorante, improprio e velleitario, se non in malafede. Anche perché se così fosse dovremmo supporre che quasi il 58% degli umbri (255.158 elettori) siano diventati improvvisamente così “masochisti” e così “idioti” da porsi volontariamente sotto un regime “fascista”. Gran parte di quelli che invece quattro anni fa – però allora intelligenti ed illuminati – votarono per la sinistra. Ma straparlare ora di fascismo è soprattutto ingiurioso, ingeneroso ed umiliante nei confronti di tutti quelli, da Matteotti in poi che a causa del fascismo (quello vero) hanno perso la vita. Tutti i civili trattati a manganello ed olio di ricino. Tutti quelli torturati e fatti sparire dall’Ovra. Tutti i civili rastrellati e messi al muro. Tutti i Partigiani torturati e trucidati dai nazi-fascisti. In buona sostanza tutte quelle persone che hanno messo in gioco la propria vita e tutto quello che avevano caro al mondo, per liberare l’Italia, pagandone un caro prezzo con il loro sangue. E non quelli di ora che nei salotti, nei bar, nei localini trendy, col cachemirino sulle spalle, ma al polso il braccialetto “equo e solidale” straparlano dei “fascismi da combattere”, solo perché sono così miopi da non spiegarsi cosa stia succedendo. Così miopi da non capire, non vedere il loro fallimento e fare autocritica. *Avvocato,  membro del cda di Umbria Jazz