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Teatro, l'Umbria che ha fatto cultura

Gabriella Mecucci
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Dopo più di trent'anni Franco Ruggieri è uscito di scena: da qualche giorno non è più lo storico direttore dello Stabile dell'Umbria. La sua è stata una vera e propria "era": un lungo periodo in cui il teatro è straordinariamente cresciuto in qualità e quantità, tanto da diventare un pezzo importante dell'identità culturale della regione. Si è affermata e consolidata una tradizione capace di "aprire" la nostra realtà e di farla dialogare con importanti centri di produzione culturale: per dirla in una parola, di sprovincializzarla. Il primo, fondamentale mattone di questa costruzione è stato il rapporto con Luca Ronconi, iniziato a metà degli anni Ottanta. Il grande regista realizzò due spettacoli che portarono l'Umbria nei teatri europei e americani. "La Serva amorosa" di Goldoni e "Le tre sorelle" di Cechov debuttarono a Gubbio non senza qualche difficoltà, ma raccolsero il successo anche sul palcoscenico internazionale. Oltre a Luca Ronconi entrarono in stretto rapporto col teatro umbro anche parecchi grandi attori, su tutti Anna Maria Guarnieri. Questa prima rete di relazioni aveva le sue radici nel Festival di Spoleto: Ruggieri infatti, poco più che trentenne, era stato scelto da Giancarlo Menotti come "responsabile prosa" del "Due Mondi", al posto dell'indimenticabile Romolo Valli. Un riconoscimento non da poco. Alla fine degli anni Ottanta iniziò il percorso che portò alla creazione dello Stabile dell'Umbria. Era un grande disegno che puntava a legare l'esperienza teatrale al territorio e allo sviluppo della sua cultura. Accanto a questo processo ci fu la scelta della Regione di restaurare i teatri di tante città più o meno piccole: deliziose architetture che prima di allora si animavano soltanto grazie a qualche veglione di Carnevale. Questa diffusa opera di recupero strutturale portò alla creazione di una vera e propria rete regionale. Gli anni Novanta inaugurarono un periodo di importanti collaborazioni fra lo Stabile e la migliore cultura teatrale nazionale: da Massimo Castri a Dario Fo, da Gabriele Lavia ad Alessandro Gassman da Toni Servillo a Michele Placido. Poi, più avanti, il rapporto con Massimo Latella. E da ultimo quello con Stefano Massini, forse il miglior drammaturgo italiano contemporaneo. Insomma, una lunga e proficua storia che negli ultimi 17 anni è stata sorretta dall'intelligente mecenatismo di Brunello Cucinelli, che ha creato anche un suo teatro a Solomeo. Il tratto più interessante che ha segnato questa trentennale galoppata culturale è stata la capacità dello Stabile di produrre spettacoli di qualità e di grande firma, una caratteristica straordinaria in una regione che, anche per le sue dimensioni ridotte, in molti altri campi è stata soltanto un luogo di fruizione della cultura, di "consumo" , ma non di produzione. L'ultima creatura di Ruggieri è stata una compagnia di giovani attori che si sta facendo le ossa e che è già cresciuta molto in professionalità e notorietà. Il Teatro Stabile è diventato un vero "servizio pubblico", come lo avrebbe definito Paolo Grassi, che ha anche formato e ampliato il suo pubblico: la vendita di biglietti e di abbonamenti è andata crescendo, e importanti spettacoli animano la vita culturale di tante città della regione, sino a raggiungere persino i paesi di poche centinaia di anime. Si è formata così nel tempo una radice identitaria che si è affiancata a quella musicale. L'Umbria - come il resto d'Italia - ha vissuto un decennio di grande crisi, ma questi due punti di forza hanno retto. In un periodo in cui si rilegge la storia del governo regionale e locale con occhio critico - è sempre giusto scoprire errori e debolezze - è bene però non sottovalutare ciò che è andato a buon fine: da qui occorre ripartire per andare oltre. "Il futuro è una porta, il passato ne è la chiave", parola di Victor Hugo.