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La società incivile

Gabriella Mecucci
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Strillare, accusare, straparlare: è questo il nuovo conformismo. Ogni volta che qualcosa nella vita nazionale non funziona invece di cercare di capirne il perché, si comincia subito a sbraitare. Non parliamo poi se succede una catastrofe. Un minuto dopo spuntano i soloni che sanno alla perfezione come si sarebbe potuta evitare. E che ne individuano immediatamente i colpevoli.  Questa inedita aggressività, che purtroppo esce galvanizzata da terribili tragedie come quella del resort sotto il Gran Sasso, produce danni inenarrabili. Colpisce, innanzitutto, e rischia di fiaccare chi in quel momento deve gestire drammatiche emergenze. Quando bisogna far fronte ad una catastrofe occorrerebbe innanzitutto pensare a quale sia la strada giusta per limitarne i danni e, poi, per uscirne. E invece, dagli all'untore (Manzoni conosceva bene l'animo umano, in particolare quello degli italiani). Spesso questo acefalo accanimento conduce all'errore o all'individuazione del capro espiatorio. Lungi dal comprendere bene cosa sia accaduto e perchè sia accaduto, si rovesciano accuse contro qualcuno o qualcosa. Può succedere addirittura che il processo sommario finisca col colpire coloro che hanno lavorato generosamente e che quindi si sono più esposti. E questo è il secondo danno. Strettamente connesso c'è il terzo. L'ingresso in scena dei furbi e dei furbetti. Gente che approfitta delle drammatiche difficoltà per farsi largo. Ce ne sono un po' dappertutto: fra i politici e fra i giornalisti, fra i burocrati e fra i professionisti. E poi: fra gli imprenditori, fra gli studiosi e persino fra i magistrati. Non esiste nessun corpo sociale che è completamente estraneo a certi errori e a certe tentazioni. In questi giorni abbiamo assistito alle dure polemiche degli ex dirigenti della Protezione civile contro l'attuale Protezione civile. Uno spettacolo poco commendevole. Anche perché il più robusto animatore ne è stato quel Guido Bertolaso che fu sepolto dalle inchieste giudiziarie legate al terremoto dell'Aquila e agli appalti per i grandi eventi. Uno nella sua posizione dovrebbe mostrare quanto meno un po' più di prudenza e di equilibrio nei giudizi. Ma la cosa ancor più stravagante è che coloro che furono i più accaniti critici di Bertolaso, oggi facciano propri i suoi argomenti per scagliarli contro Curcio e contro altre istituzioni locali e nazionali. A dimostrazione che si può dire tutto e il contrario di tutto senza che nessuno ce lo ricordi. Sia chiaro, la critica non solo è legittima ma è necessaria. E l'opinione, anche se esasperata, di chi vive una situazione d'emergenza va ascoltata e rispettata. E' perniciosa invece la carica a testa bassa che spesso è animata da secondi fini. Ciò che serve è una puntigliosa ricostruzione dei fatti e delle responsabilità. Toccherà alla magistratura, ma anche alla politica e al buon giornalismo farla, sapendo che purtroppo può anche accadere che gli uomini non siano in grado di prevedere e di imbrigliare certi dirompenti fenomeni naturali. Talora la natura è più forte di noi. E diventa una terribile nemica. L'impegno per mettere in sicurezza il nostro territorio resta comunque sacrosanto, ma non può che essere di lunga lena (venti-trenta anni) e riguardare tutti i governi: di centro, di destra, di sinistra. Un tempo esisteva un conformismo silente, fatto di acquiescenza verso il potere e verso le sue malefatte, oggi c'è un conformismo chiacchierone, popolato da sputa sentenze tanto rabbiosi quanto disinformati, e da opportunisti di ogni risma. Di questa “società incivile” i migliori interpreti in Italia sono i grillini. E a livello internazionale i vari Farage, Le Pen e, su tutti, Donald Trump. Putin invece è completamente un'altra cosa. E' il più capace e il più intelligente. E per questo il più pericoloso. [email protected]