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Governare in bellezza

Gabriella Mecucci
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La bellezza come motore dello sviluppo? “Vaste programme”, avrebbe sarcasticamente commentato Charles De Gaulle. Eppure ciò che sembra lontano e forse irraggiungibile può diventare lungimirante e addirittura realizzabile in un futuro prossimo. Il Pd umbro ne vuole fare la cifra della propria filosofia di governo perchè l'identità vera della regione sta nella qualità. Naturalmente la bellezza è un orizzonte generale, non si esaurisce certo in un progetto di legge. Una proposta dunque che può apparire astratta, ma si muove nella direzione giusta e può incrociare fatti concretissimi. Ecco tre possibili filoni di attività prossima ventura. Il primo riguarda i cinque milioni di finanziamento che arriveranno alla Galleria Nazionale dell'Umbria. Per tanti, troppi anni è stata trascurata ma è una delle gemme più preziose del patrimonio regionale. Del resto, nell'ultimo decennio, i diversi governi hanno tagliato senza requie i fondi alla cultura arrivando a dimezzarli. Non si può non riconoscere che il ministro Dario Franceschini è riuscito ad invertire la tendenza (aumento di circa il 20-25 per cento degli investimenti). Di questa preziosa novità se ne gioverà anche la Galleria Nazionale e quindi la città. Spetterà al direttore Marco Pierini e ai suoi più stretti collaboratori preparare un progetto di utilizzo dei fondi. Roma ha finalmente battuto un colpo, ora spetta a Perugia fare il resto. In un passato non lontano è apparso chiaro come e quanto paghi la promozione in questo campo: basti pensare al successo della mostra sul Perugino (oltre 100mila visitatori) Il secondo filone di intervento nell'orizzonte della bellezza riguarda la valorizzazione del percorso novecentesco dell'arte umbra. Un percorso articolato e di gran qualità. Si parte da Burri (il centenario della nascita e le mostre del Gugheneim e di Dussendorlf hanno riproposto il grande valore dell'artista), si passa per il Dottori di Palazzo della Penna a Perugia, si raggiunge Foligno con De Dominicis, poi Leoncillo (Palazzo Collicola a Spoleto), sino a raggiungere le architetture di Ridolfi a Terni. Sono queste alcune delle tappe più importanti di un “museo diffuso”: una ricchezza da mettere in rete e da promuovere. Il terzo filone, forse il più importante è quello della musica. In questi giorni si è accesa la polemica sul rapporto fra Comune di Perugia e Umbria Jazz. Palazzo dei Priori è stato accusato da più parti e in primis da Carlo Pagnotta di disattenzione verso la più importante kermesse jazzistica d'Italia. E la critica non è immotivata, anche perchè grazie a questa manifestazione il nome della città è circolato in mezzo mondo. Risultato: un giro d'affari indotto che supera i 20 milioni di euro, nonché un numero crescente di turisti. Un fiore all'occhiello ma non il solo. Il capoluogo ha infatti un ricco e articolato “cartellone” anche sul versante “classico”: Sagra musicale e concerti degli Amici della musica in primis. A Spoleto il festival dei Due Mondi, miracolosamente rilanciato da Giorgio Ferrara con tanto di boom turistico, porta in scena la grande lirica, la concertistica e il balletto. L'anno prossimo - per il sessantesimo compleanno - ci sono grandi progetti: dal Don Giovanni di Mozart al concerto finale con la direzione del maestro Muti. E potremmo andare avanti ad elencare rassegne di qualità: dal Trasimeno music festival di Angela Hewitt al Festival delle Nazioni di Città di Castello. Ce n'è abbastanza per sostenere che l'Umbria può diventare una capitale della musica. Una sorta di Salisburgo diffusa sul territorio, dotata di una colonna sonora persino più articolata di quella della città austriaca. Per farlo però bisogna crederci e investirci puntando su l'intelligenza, la capacità e l'autonomia degli organizzatori di ciò che già esiste. Molto infatti è stato fatto. Adesso è tempo di andare oltre: di mettere in rete e di promuovere una sorta di marchio. La musica del resto è l'arte che più di ogni altra coglie e esalta la spiritualità. E l'Umbria ce l'ha iscritta profondamente nel suo Dna.