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Una Thyrus fatta in casa

Coach Sugoni, l'integrazione? “No problem, il più straniero mi sento io che vengo da Nera Montoro”

Michele Fratto
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Il quartiere Cospea, realizzato dopo l'approvazione della legge sulla casa del 1971, nasce come primo intervento di edilizia economica e popolare a Terni. Lo scopo dell'IACP, l'Istituto autonomo case popolari, era quello di garantire l'integrazione fra realtà sociali e culturali attraverso la costruzione di case in pietra sponga, case a schiera, e da due torri ultimate dall'Istituto nel 1974. Proprio alle pendici delle torri si staglia l'Ovidio Laureti, la casa dell'Olympia Thyrus. Entrare negli spogliatoi e nel rettangolo di gioco del Laureti durante una sessione di allenamento dei settori giovanili vuol dire fare un tuffo nel passato. Non ci sono strumentazioni elettroniche, database da sfogliare o droni da guidare, ma solo una sana atmosfera creata per raggiungere l'obiettivo prefissato dalla società: cercare di cucire la maglia biancoverde sui ragazzi dai primi calci fino alla prima squadra. “Cerchiamo di instillare nei giovani –sottolinea Corsi- tutti quei valori che lo sport mette a disposizione come disciplina, senso di appartenenza e buona educazione. Oltre che una scuola calcio cerchiamo di creare un'autentica zona di solidarietà e aggregazione”. Nei 14 anni di presidenza targata Corsi, i settori giovanili hanno sempre giocato un ruolo fondamentale nella società, aprendo le porte ai ragazzi dei quartieri sud di Terni (San Valentino, Cospea, Le Grazie, Matteotti) dove la compagine calcistica è nata e si è sviluppata. La bella vittoria conseguita dagli juniores regionali di A1 guidati da Marco Sugoni contro la capolista Foligno è solo l'ultima di tante vittorie. Nel 2014 e nel 2015 lo stesso settore si è laureato campione regionale, doppio trionfo che ha convinto il presidente Corsi, in pieno stile Olympia, a consegnare le chiavi della prima squadra all'attuale mister Fabrizio Frabotta, artefice insieme ai suoi ragazzi di due anni indimenticabili per la società biancoverde. “Dagli esordienti alla juniores –continua Corsi- abbiamo costruito tutti i vari settori passo dopo passo, senza infarcire le rose di ragazzi provenienti da altre zone. Abbiamo sempre cercato, negli anni, di valorizzare i figli di questa porzione di città. Ringrazio i dirigenti Sandro Tasca e Cesare Ramozzi per l'ottimo lavoro svolto”. In cosa consiste, allora, questo metodo classico? Niente più e niente meno che tattica, partitelle di affiatamento e lavoro aerobico. “Non facciamo esercizi di forza in palestra –afferma Sugoni- e non cerchiamo di creare maratoneti. Per me 15 minuti di partitella sono più importanti dei vari lavori senza palla che tanto si vedono oggi. Questo perché, con tre allenamenti settimanali a disposizione, devo cercare il più possibile di formare ragazzi utili, qualora ce ne fosse bisogno, anche per la prima squadra”. Non un inseguimento al risultato, quindi, ma una continua formazione giovanile: “La differenza con le avversarie –continua Sugoni- è che arrivati alla giornata di venerdì, noi dobbiamo vedere se mandare qualcuno in prima squadra, loro invece bussano ai piani alti per far scendere qualcuno e aiutarli il sabato”. Infine, quando si tocca il tema integrazione con le nuove generazioni non italiane, Sugoni chiosa con una battuta che dipinge in maniera perfetta il clima disteso e di serenità presente in società: “In squadra abbiamo due albanesi e un ucraino. Sono ragazzi nati e cresciuti a Terni, talmente integrati nella nostra comunità che mi sento più straniero io che vengo da Nera Montoro”.