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Bmw, al via la produzione di iX5 Hydrogen

347 Cv e due bombole da 6 Kg di idrogeno per 500 km di autonomia

Giovanni Massini
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L’argomento di oggi è serio, perché l’idrogeno potrebbe rappresentare la vera alternativa ai carburanti fossili, andando ad abbattere, con un colpo di coda, tutto quanto ipotizzato per l’elettrico.

L’occasione ce la dà la Bmw, che sta iniziando a produrre, anche se in piccola serie, la iX5 Hydrogen. Una piccola flotta dimostrativa, che inizierà a girare la prossima primavera. Prima di addentrarci nello specifico, però, conviene fare una premessa e chiarirci le idee su tutti i problemi, relativi all’argomento. Sarebbe bello poter andare al distributore sotto casa ed in soli 3 minuti circa, fare il pieno e produrre, allo scarico, solo vapore acqueo.

Eccoci giunti al primo intoppo: la produzione dell’idrogeno. I sistemi attualmente in uso sono tre: il reforming (produce idrogeno grigio), che lo estrapola dal metano; la gassificazione del carbone (idrogeno blu); l’elettrolisi (idrogeno verde). Come si deduce dai colori, solo l’elettrolisi genera un prodotto decarbonizzato all’origine, ma il sistema necessita di forti quantità di energia elettrica ed allora, ritorna l’annoso quesito: basteranno le rinnovabili?

Arriviamo al secondo punto cruciale: la distribuzione. Ormai l’Italia, con il D.M. del 23 ottobre 2018, si è allineata al resto dell’Europa e consente la realizzazione d’impianti di pompaggio a 700 bar, per un rifornimento rapido (prima erano a 350 bar). Tutto risolto dunque, neanche per idea, perché le stazioni di rifornimento devono sottostare alle rigide norme comunitarie ISO 19880-1 e poi, ovviamente, ci metteremo anche del nostro. In sostanza, il D.M. vieta la costruzione d’impianti nelle zone indicate con la lettera “A” del piano regolatore, ossia quelle densamente edificate (3 metri cubi per metro quadro), praticamente tutti i centri urbani. Costruiamoli in campagna, ma quale campagna, se è vietata la realizzazione anche nelle aree destinate a verde pubblico. Insomma, tra piani regolatori e permessi vari, allo strato attuale dell’arte, realizzare un impianto di distribuzione per l’idrogeno è paurosamente complicato.

Ora torniamo alla Bmw Hydrogen. Questa iX5 è alimentata da un sistema, che combina le celle a combustibile, per la produzione dell’energia elettrica tramite l’idrogeno, ad un motore elettrico, strutturato sulla base della tecnologia BMW eDrive di quinta generazione.

L’elettricità prodotta è diretta anche verso una batteria, che si ricarica anche attraverso il recupero di energia. L'idrogeno viene stoccato in due serbatoi da 700 bar, realizzati in plastica rinforzata con fibra di carbonio (CFRP). La potenza base è di 125 kW/170 CV, ma con l’incremento dell’energia proveniente dalla batteria, si arriva fino a 275 kW/374 CV e allo scarico: solo vapore acqueo. Le celle a combustibile, poi, non richiedono materie prime critiche come: cobalto, litio o nichel. I dati sono ancora provvisori, ma l’autonomia dovrebbe essere intorno ai 500 km e, per fare un pieno, dovrebbero bastare 3 minuti. Le celle a combustibile della BMW iX5 Hydrogen, nascono dall’accordo con la Toyota Motor Corporation fatto nel 2015 e, da ora in poi, verranno prodotte presso l’apposito centro di competenza dedicato all'idrogeno di Garching, a nord di Monaco. "Siamo certi che l'idrogeno acquisterà un'importanza significativa per la mobilità individuale”, ha detto Frank Weber, Membro del Consiglio di Amministrazione di BMW AG responsabile dello Sviluppo, “quindi riteniamo che un mix di batterie e sistemi di trazione elettrica a celle a combustibile sia un approccio sensato a lungo termine”. L’auto è già stata sottoposta a stressanti test invernali, presso il centro prove del BMW Group ad Arjeplog, nel nord della Svezia, dimostrando che, anche con temperature prossime a meno 20°, il sistema funziona perfettamente. La BMW iX5 Hydrogen viene costruita nell'impianto pilota del BMW Group presso il Centro di Ricerca e Innovazione di Monaco, dove lavorano 900 persone.

Giovanni Massini