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Se ti sego in due l'autovelox

Il caso di Valtopina pone una domanda: ma se i dispositivi che controllano la velocità sono considerati nemici di chi è la colpa?

Sergio Casagrande
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Fiorello Sodi è il nome di un italiano che ai più, sicuramente, non dice niente. Fiorello Sodi è l’inventore dell’autovelox. A lui si deve, infatti, il primo apparecchio brevettato nel 1966 con il nome Autovelox. “Un’invenzione che negli anni successivi diventerà così comune sulle nostre strade da trovare posto nei dizionari  ]della lingua italiana come sinonimo di misuratore di velocità ai fini sanzionatori”, si legge nel sito dell’azienda da lui fondata insieme a Carla Sodi. 
Di autovelox, infatti, oggi ne esistono talmente tante varianti che diventa impossibile perfino catalogarle e con questo nome, proprio dell’invenzione di Sodi, ormai si identifica la maggioranza di tutti i dispositivi che producono multe rilevando la velocità dei veicoli. Ma autovelox, da sempre, è considerato anche sinonimo di nemico da molti automobilisti, soprattutto italiani. Un nemico perfino da abbattere e poi distruggere in mille pezzi per chi, martedì 8 marzo 2022, in Umbria, ha preso in mano un frullino e ha deciso di segare in due il palo che teneva in piedi uno dei più sofisticati impianti di controllo automatico della velocità: il famelico sistema di telecamere che, al chilometro 166 della Flaminia, l’amministrazione comunale di Valtopina aveva voluto installare appena un anno fa per vigilare sul rispetto dei 70 chilometri orari fissato come limite massimo su quel tratto.
Non sappiamo quante infrazioni era riuscito a rilevare nel corso della sua breve vita. E neppure quanto il Comune era riuscito a incassare a fronte di una spesa che non era stata certo indifferente per un impianto del genere. Ma di certo, qualcuno non lo ha mai amato.
Ora non intendiamo prendere le difese di chi ha commesso un reato, tutt’altro, ma vogliamo ricordare che fatti del genere non sono nuovi nella nostra regione. Di autovelox fissi oggetto di ripetuti vandalismi e di autovelox mobili sottratti beffando perfino le forze dell’ordine che li avevano installati ed erano rimaste a vigilare nelle vicinanze, le nostre cronache hanno riferito più volte nel corso degli anni.
Se, oggi, quindi si ripetono, sarebbe il caso di interrogarsi su qual è il motivo di tanta intolleranza verso questi dispositivi. E di chi è la colpa di aver fatto finire l’autovelox per essere considerato da molti il nemico.
Sul banco degli imputati non possiamo di certo mettere l’inventore Sodi, perché – lo confermano le statistiche – l’uso dell’autovelox e dei suoi pronipoti incrementa la sicurezza sulle strade. E, per il numero delle vite che ha contribuito a salvare, Fiorello Sodi meriterebbe, un giorno, un monumento. Ma di chi utilizza questi dispositivi e di chi fissa certi limiti di velocità, spesso assurdi su strade che potrebbero comunque essere a scorrimento veloce, si può dire altrettanto? 
Sergio Casagrande

[email protected]
Twitter: @essecia