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Volvo fa il punto sulla sicurezza stradale

Dall'educazione stradale alle cinture di sicurezza, se ne è parlato in un dialogo internazionale via streaming della Casa svedese

Giovanni Massini
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Il bilancio delle vittime della strada, nonostante l’informazione crescente degli utenti e l’arrivo di tecnologie sempre più  pronte ad aiutare chi guida, resta sempre un bollettino di guerra: 9 morti e 661 feriti al giorno (statistiche relative al 2019), per un costo sociale annuale di circa 16,8 miliardi di euro, pari al 10% del nostro PIL. Buttiamoci dentro anche che: in Italia il tasso di mortalità da vittime della strada è del 52,6%, contro il 48,1 europeo ed allora il discorso si fa ancora più interessante. La Volvo, da sempre, ha avuto il sacrosanto “Chiodo fisso” della sicurezza e prosegue su questa strada, non solo con l’upgrade delle proprie auto, ma anche con campagne di sensibilizzazione ed informazione. Ne è un esempio un dialogo internazionale, che si è tenuto giovedì 15 ottobre 2020 via streaming: “A Milion More #foreveryonessafety”. A parte il titolo macchinoso, l’incontro ci dovrebbe far riflettere tutti, quando saliamo in auto e ci sentiamo i padroni della strada. Una girandola di interventi, che sono partiti dai Volvo studio di: Stoccolma, New York, Tokyo e Varsavia, per concludersi a Milano. Tutti gli intervenuti, sono stati concordi sul fatto che: “L’informazione fa la sicurezza”. Informazione sotto tutti i punti di vista: didattica educativa per i minori, informazioni tecniche su come indossare le cinture, su come usare i vari dispositivi elettronici e tanto altro. A Casa nostra, il dibattito è stato moderato da Gianluca Pellegrini, direttore di Quattroruote e, oltre a Michele Crisci, amministratore delegato di Volvo Italia, sono intervenuti anche: Federica Deledda, vice questore Polizia di Stato e responsabile del progetto Icarus, Danda Santini, direttore di Io Donna, Federica Foiadelli, professore presso il Politecnico di Milano e Federico Semeraro, medico anestesista rianimatore. Cominciamo col dire qualcosa su Volvo, su quello che ha fatto nel corso degli anni e che seguita a fare. Iniziamo dal 1959, con le cinture di sicurezza a 3 punti, oggi universalmente utilizzate, allora inventate dall’ingegnere Volvo Nils Bohlin, che le ha montate sul modello PV544, senza brevettarle, per consentirne l’utilizzo e la produzione, a tutte le case. Una tecnologia che ha salvato tante vite (se ne stimano circa un milione).

Oggi, Volvo, con il progetto EVA, (Equal Vehicle for All) apre, ancora una volta, allo stesso modo, il proprio scrigno di conoscenze, a tutti gli interessati, ma vediamo qualche chicca tecnologica, slavavita, in arrivo: tutte le auto Volvo prodotte avranno una velocità massima autolimitata a 180 km/h e saranno dotate di “Care Key”, che consente ai possessori di limitare ulteriormente la velocità, in caso di sharing (anche se si presta l’auto ad un amico o al figliolo) e telecamere di monitoraggio, in grado di ridurre dannosi effetti da distrazione o alterazione al volante. In seno al dibattito, Crisci ha evidenziato anche la criticità del nostro parco circolante: “E’ il più vecchio ed il più obsoleto d’Europa”, ha detto, “e le auto non aggiornate, sono pericolose. Calcolate che in Italia, quando non ci sono impedimenti di sorta, si vendono 2 milioni di auto l’anno e, a questo ritmo, per un sano ricambio del parco, ci vorrebbero almeno 20 anni”. La dottoressa Deledda, ha parlato del progetto “Icarus”, che ha varcato i confini nazionali, approdando in Europa e che ha lo scopo di: “Incentivare la cultura dell’educazione stradale, fin dalla più tenera età, con un linguaggio chiaro e comprensibile, anche per i più piccoli”. Danda Santini ha fatto il punto sull’universo femminile: “Abbiamo intervistato un campione di 2000 donne ed è risultato, che solo il 58% considera prioritaria, nell’acquisto, la motivazione della sicurezza”. Dal punto di vista medico, il dr. Semeraro ha parlato dell’importanza della tecnologia, nella prevenzione degli incidenti, sia fuori, che dentro l’auto. Ha concluso la sessione, la professoressa Foiadelli, che ha espresso la necessità di un nuovo approccio sulla mobilità elettrica: “Bisogna capire che il fenomeno del thermal runway, che fa incendiare, in certi casi, le batterie agli ioni di litio, non rende l’auto elettrica più pericolosa di una termica, necessita solo di un approccio diverso e specifico”.

Giovanni Massini