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Maserati, in arrivo Mc20 e non solo

Massimo Germinario
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Il presente si chiama MC20, la supercar da 216 mila euro rivelata ieri alla stampa mondiale, frutto di un investimento di 250 milioni, il futuro sarà in Folgore e Grecale, oltre a modelli storici ma rinnovati come GranTurismo e GranCabrio, per un totale di 16 modelli in pochi anni con i quali - è l’ambizione sfuggita nei giorni scorsi all’ad di Fca Mike Manley - provare a toccare le 75 mila unità vendute lasciandosi alle spalle il rosso di questi anni. «Anzi, spero che il 2020 - ha aggiunto - sia per Maserati l’ultimo anno in perdita». La scommessa è ambiziosa e impegnativa, con 2,5 miliardi destinati nel piano al 2025 al rilancio del Tridente (di cui 800 milioni per il suv Grecale a Cassino e altri 800 per Mirafiori, «la nostra casa storica», ha ricordato: un marchio al quale nel gruppo Stellantis è affidata una missione cruciale, quella di presidiare il settore del lusso, quello dai margini più elevati ma anche dalla clientela più esigente. Peraltro, sul fronte fusione «abbiamo continuato a fare progressi - ha aggiunto l’ad di FCA - abbiamo ottenuto nuove autorizzazioni per perfezionare l’accordo entro il primo trimestre 2021 e il lavoro procede bene». «C’è una ’clean room’ che non è collegata con la gestione quotidiana - ha spiegato - stiamo lavorando alla Fase 2 del confronto con la Commissione Europea» e «a volte fermiamo l’orologio e ragioniamo su come facilitare» il via libera di Bruxelles. Delle prospettive personali post-fusione (quando il numero uno sarà l’attuale boss di Psa Carlos Tavares) Manley non dice molto, ma fa capire di essere intenzionato a restare: «Ho lavorato sodo con i colleghi e creato una buona struttura di governance. È importante che io faccia parte di tutto questo per costruire il futuro» di Stellantis. Per il momento a Modena si è parlato quasi solo del marchio del Tridente: «Stiamo ricostruendo un brand iconico - ha spiegato Manley - certo in alcuni momenti è stato penalizzante dal punto di vista finanziario ma Maserati per noi è uno dei gioielli della ’coronà, non solo per la sua storia, è l’unico brand di lusso» nel futuro gruppo Stellantis. Da Maserati - ha aggiunto - potrà arrivare «un enorme vantaggio per il gruppo se il brand viene gestito e finanziato nel modo migliore: in passato abbiamo fatto qualche errore che è stato sradicato e a Maserati sono state date importanti risorse perchè ha un posto importante» nel mercato luxury. Un discorso che, a suo tempo, era stato fatto anche nel settore premium per Alfa Romeo che, ha ammesso il manager inglese - non ha ancora raggiunto le attese iniziali« ma »ha un futuro vitale: il brand cresce come fama, non è stato abbandonato, ci sarà un nuovo modello che annunceremo a breve, e continuiamo a investirvi«. Per il marchio modenese - come per gli altri di Fca - il futuro passa per la progressiva elettrificazione (con una strategia ribattezzata appunto Folgore) che partirà dalla Ghibli Hybrid e vedrà nelle nuove GranTurismo e GranCabrio i primi modelli 100% elettrici della storia di Maserati. Senza dimenticare, comunque, gli ’storicì motori a combustione per i quali c’è ora il Maserati Engine Lab, il nuovo polo motori recentemente avviato all’interno del sito di Modena, dove tra l’altro, per la prima volta nella sua storia, è stata prevista anche una linea di verniciatura, inedita e a basso impatto ambientale. Ma - coerentemente con l’innalzamento del target - Maserati punta anche su una accentuata personalizzazione delle sue auto con il nuovo programma Fuoriserie, che permetterà ai clienti di seguire direttamente la creazione del proprio modello nei locali della nuova sartoria, che nascerà nel cuore della sede centrale di Modena. Un percorso di valorizzazione dell’heritage e del marchio non dissimile da quello fatto a suo tempo per una Ferrari incamminata verso lo sbarco in Borsa. Di spin-off di Maserati, però, Manley non vuole parlare «per ora». Ma se il mercato risponderà positivamente, niente è escluso: «in passato - ha ricordato il numero uno di Fca - quando ragionavamo di Ferrari, ci interrogavamo sul suo valore, e lo fissavamo intorno ai 6 o 7 miliardi di euro». Oggi, in Borsa la rossa vale oltre 30 miliardi. Abbastanza per giustificare la chiusa di Manley: quella sull’Ipo di Maserati? «È una conversazione che si farà ancora in futuro» ha ammesso.

Massimo Germinario