Lettera alla Buona scuola

Lettera alla Buona scuola

15.09.2014 - 13:10

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Non avevo intenzioni impertinenti ma, scorrendo il documento sulla "Buona scuola", qualche perfido sorriso mi è sfuggito. Per carità, sono un dilettante che ha sempre cercato di mettere il naso nelle questioni che riguardano l'educazione dei giovani e degli adulti, scuola, ovviamente, compresa. So di appartenere a una generazione passata così male invisa al nostro presidente del consiglio e ai suoi fedeli, in poche parole, un "gufo". Proverò allora a gufare alcune considerazioni qua e là sull'impianto pedagogico di questa benedetta "Buona scuola". Non è un documento che sprizzi modestia o discrezione: trasuda una mission da rivoluzionari globali del sistema. "Il rischio oggi -vi si sottolinea parlando di strategia educativa- è continuare a pensare in piccolo, a restare sui sentieri battuti negli ultimi decenni" . Chi ha scritto simili baggianate, conosce l' infinito dibattito pedagogico degli anni 70 che, anche se lontano nel tempo (ma per fare quelle affermazioni, bisogna pur sapere la storia!), non può essere ignorato da chi vuole a tutti i costi essere originale? Le scuole di pensiero di quel tempo rimuginavano in piccolo? Le grandi innovazioni educative di allora erano moscerini? Poi ancora: "un'operazione mai vista prima nella storia della Repubblica, che servirà a trasformare gli insegnanti in forza propulsiva" e, più avanti, "la più grande consultazione che l'Italia abbia mai conosciuto fino ad ora". Qui il senso del ridicolo fa un po' difetto agli estensori. "La formazione - sostiene poi il documento- non deve più essere vista come un obbligo burocratico, ma diventare per ogni docente un diritto nei propri confronti e un dovere nei confronti degli studenti". Principi davvero rivoluzionari: quei ruspanti del passato non vi erano mai arrivati! Con i principi, si sa, non si cambia nulla, allora ecco i precetti: "bisogna rendere realmente obbligatoria la formazione". Sapessero gli estensori quanto l' ossimoro "formazione obbligatoria" tenne occupati, in quelli che loro ritengono gli "anni bui", quei bonaccioni di allora! Segue una sparata in pieno stile anni '70 (sì, ancora quelli!): "Superamento di approcci formativi a base teorica mutuando un modello incentrato sulla formazione esperienziale tra colleghi…" Un ingenuo dejá vû che si è periodicamente ripresentato e che non è mai funzionato. Anzi, ha favorito quel sistema di formazione low cost che, rinforzato dall'annosa carenza di fondi, prosegue tuttora nella scuola e in altri enti pubblici. Che dire poi della re-introduzione dell'ora di educazione fisica nella scuola primaria? Torna dalla finestra il dualismo cartesiano messo in crisi con le tesi sulla psicomotricità, sulla sociomotricità e sulla indissolubilità tra apprendimento fisico, motorio e intellettuale? L' educazione psicomotoria è anche indispensabile per gli apprendimenti scolastici (lettura e scrittura in primis) e, di conseguenza assolutamente di competenza dell'insegnante di classe (con eventuale "aiutino" esterno, laddove costui non ne abbia le capacità) e non di un pur valente "intruso". Che farebbe, un'ora alla settimana, il prof. di educazione fisica? Qualche corsetta nel cortile, visto che la palestra non sarebbe disponibile per tutti? Non è meglio allora stimolare i ragazzi a partecipare alle iniziative delle società e dei gruppi sportivi del territorio? Meno presunzione, qualche affermazione più contenuta e, soprattutto, una maggiore conoscenza di ciò che di positivo c'è già stato nel passato, esalterebbero persino quel che di buono pur ci sarà nel documento. Non si "rottama" il bambino con l'acqua sporca. Un ultimo consiglio da gufo per gli estensori del testo: sciacquare i panni in Arno. Errori di sintassi compaiono qua e là e nel truce passato sarebbero stati inesorabilmente evidenziati con la matita blu. A questo proposito è sfuggito un punto fondamentale: la scuola deve insegnare di nuovo a leggere e scrivere, ponendo riparo all'annoso analfabetismo di ritorno che intacca persino i giornalisti. Senza rancore, buon lavoro.

robertograndis@infinito.it

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