Il mostro e il ministro

Il mostro e il ministro

30.06.2014 - 11:39

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Non so se Giuseppe Bossetti sia davvero l'assassino di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate. Forse sì, forse no. So però con certezza che la nostra Costituzione e il nostro diritto penale impongono che nessuno sia considerato colpevole sino alla condanna definitiva. E' un invalicabile principio di umanità e di civiltà, pena la ricaduta nei tempi bui della caccia alle streghe, delle delazioni, dei "dagli all'untore". Non conosco, al momento se quel muratore di Mapello abbia fatto ciò di cui lo accusano: lui, come ovvio, si proclama innocente. Conservo però una certezza: qualora tale personaggio dovesse risultare estraneo ai fatti o, comunque, non accusabile per mancanza di prove, il ministro dell'interno Angelino Alfano dovrebbe prontamente dimettersi. La leggerezza e l'improvvisazione con la quale quel rappresentante delle istituzioni ha annunciato in diretta al Paese la cattura dell'assassino di Yara, dando il via a un tam tam mediatico di enorme portata, è sconcertante. Una colpevole ingenuità, dettata da motivi di consenso popolare, che non sarebbe neppure perdonata a una piccola testata locale. E la prudenza? E il senso del diritto? Proprio il Ministro dell'Interno non misura le parole con le lenti ovvie delle cautele istituzionali? Alfano ha seguito l'andazzo che da tempo caratterizza i mezzi di comunicazione: mixare fatti e opinioni, tirare per il bavero la verità in cambio di qualche decina di lettori (o spettatori) in più. E' la decadenza non solo dell'informazione (ormai da tempo abituata a tale declino), ma dello stesso stato di diritto: per un ministro dell'interno non è poco. C'è chi parla di necessità della gente di esorcizzare un fatto terribile, di dare un volto a un mostro, di tranquillizzarsi per l'avvenuta cattura. Forse sì: anche ai tempi dei roghi esistevano queste esigenze; non venivano psicologizzate, ma presentate per ciò che erano: sete di sangue e di vendetta. Oggi utilizziamo termini più socialmente rassicuranti, trasformando "vendetta" in "giustizia" ma, senza tutte le garanzie del caso per i presunti colpevoli, rimane comunque "vendetta": occhio per occhio. E, come asseriva Gandhi, "occhio per occhio rende il mondo cieco": quella cecità ha colpito, in tale frangente, persino un alto esponente del nostro Paese. Qualcuno dirà che in fondo non è grave, che sono cose che capitano, che da tempo i politici ci hanno abituati ad affermare, smentire e riaffermare. A me sembra invece che si sia percepito, in quella infausta dichiarazione, il nauseabondo fetore della barbarie.

robertograndis@infinito.it

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