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Quel linguaggio non va lontano

Roberto Grandis
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"Spero che questa manifestazione possa trasmettere i valori di un tempo ai giovani di oggi". Temo che l'auspicio dell'ultimo oratore alla manifestazione regionale dei sindacati a Pietralunga, in occasione del primo maggio, rimanga inevaso. Non perché i giovani, o molti di essi, non siano sensibili a quei valori irrinunciabili legati alla Costituzione e alla Resistenza. Non perché non siano reattivi alle problematiche del lavoro, proprio loro che ne sono le vittime. Al contrario: erano presenti in buon numero, accorsi a Pietralunga anche per la concomitante manifestazione di Libera. Non mancava dunque l'uditorio, ma quanto accaduto e detto in quelle due ore, ci scommetterei, trasmetterà loro ben poco. Sono sessant' anni che tali manifestazioni si svolgono con il medesimo "format": un intervento dopo l'altro, avanti così per due ore. I politici presenti, gli amministratori, i sindacalisti: una sfilata dalla lunghezza estenuante, zeppa di ringraziamenti a destra e manca per essere stati invitati, per avere organizzato l'evento, per la sensibilità dimostrata… Questa sarebbe la modalità per trasmettere ai giovani il messaggio? Già 50 anni fa, Marshall McLuhan ammoniva che "il medium è il messaggio". Dopo oltre 10 lustri ancora non si è colta la semplice regoletta? Possibile che chi gestisce con frequenza tali eventi, non tenga conto delle normali leggi del public speaking: interventi brevi o brevissimi (5-7 minuti), gestione dei ritmi e delle pause, linguaggio emozionale, evitare trappole tipo "sto per concludere", lasciar perdere i troppi ringraziamenti, porsi come obiettivo ultimo l'essere ascoltati e capiti? Poi, soprattutto, cogliere i segnali dagli ascoltatori: se questi parlottano, guardano altrove o sono chiaramente disinteressati, o si cambia marcia o si smette. Al di là di queste norme, indispensabile bagaglio di ogni oratore, non si può pensare di "colpire" i giovani (e non solo!) con modalità diverse dalla solita sfilata di bla bla bla? Le tecniche comunicative dovrebbero essere patrimonio prezioso per chi ha spesso i compito di intrattenere un pubblico, ma il fatto che il recente ed ovvio utilizzo delle slide da parte del Presidente del Consiglio abbia generato sconcerto, ironia o sorpresa ci indica il contrario. Il politichese, cioè quel terribile vizio di parlare anche se tutti "ronfano", rimane, nonostante tutto, l'unico modello perseguito. Vogliamo sfoderare un briciolo di fantasia, un po' di sana sintesi, e, soprattutto, molta "leggerezza", quest'ultima particolarmente idonea ad affrontare situazioni complesse e critiche? Vogliamo affidarci a espressioni "diverse" che soprattutto i giovani apprezzano (filmati, immagini e musica quelle più immediate)? Vogliamo essere consapevoli che le idee più belle (ed erano certamente tali in quella manifestazione), passano solo se veicolate da linguaggi adeguati, evitando di mandare ko chi ascolta? Temo che in quel contesto si sia persa un'opportunità. Se ciò interessa qualcuno, se ne faccia tesoro per le prossime occasioni. Altrimenti, avanti con le passerelle, con gli interminabili discorsi e con i ringraziamenti. In tal caso, una provvidenziale pioggerella potrebbe, a metà evento, salvare i presenti dalla noia più profonda. [email protected]