La saggezza di “quando non c’era”

La saggezza di “quando non c’era”

02.05.2014 - 20:19

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Come facevate quando non c'era il cellulare? Come si portavano avanti le ricerche quando non c'era internet? E la musica stereo nell'epoca del mangiadischi? E trovare una strada senza il navigatore? E ancora: senza mail, come era possibile affrancare una lettera, imbucarla e attendere 10 giorni prima di ricevere risposta? E compilare quella stessa lettera colpendo i tasti di una macchina per scrivere? E guardare le partite alla tv in bianco e nero? In sintesi: come facevate a vivere in quell' altro tempo? I più giovani ti guardano come un brontosauro del giurassico, abituati come sono ad appiattire tutto il passato senza distinzione alcuna. Per loro, dieci anni equivalgono a cinquanta, cento o mille. Storia e geografia, cioè tempo e spazio, non vanno più di moda: certi quiz alla tv ne sono la controprova! Ma questo, dicono, è un ragionare antico.
Se solo fossero capaci di ascoltare il nonno quando racconta, quei ragazzi scoprirebbero la saggezza del "quando non c'era", quella sapienza che ti abituava ad aspettare con pazienza, a non trarre immediate conclusioni, a vivere le emozioni dell'attesa, a cercare e ricercare prima di ottenere una risposta. C'era un' arte in quell' "arrangiarsi", per supplire a una tecnologia che neppure si pensava che sarebbe potuta esistere. Non è certo il caso di rimpiangere i tempi andati e neppure di demonizzare i grandi passi della scienza, passi, peraltro, sconosciuti agli attuali utilizzatori finali che, per comprenderli pienamente, dovrebbero possedere quelle nozioni di spazio e di tempo che fanno loro difetto. Farebbe però bene, per un impiego più consono e, perché no? più umano di tutti i vari aggeggi di cui disponiamo, conoscere la vita e le logiche del "quando non c'erano". Abbiamo rotto, con il venir meno delle categorie spazio-temporali, quella continuità che la storia degli ultimi millenni ci aveva garantito nel bene e nel male, aiutandoci a comprendere, razionalmente ed emozionalmente, la catena del tempo che lega figlio a padre, nipote a nonno. Sapere delle code di fronte a una cabina telefonica, delle disperate ricerche di un gettone per una comunicazione urgente, dell'attesa davanti all'apparecchio di casa muto in quanto occupato dal "duplex", aiuterebbe persino a vivere con maggior stupore una tecnologia capace di donarci meraviglie. Appiattire, affossare, non essere curiosi, non provare sorpresa, sono disfunzioni che, nonostante le meraviglie tecnologiche, sfornano cloni. Si ripercorre così il modello dell'uomo massa: tutti uguali. Agli albori dell'organizzazione del lavoro erano tutti grigi, con la tuta da lavoro. Oggi sono multicolori, e pure griffati, ma ugualmente omologati. Se solo sapessero come si faceva "quando non c'era…".

robertograndis@infinito.it

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