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Candidati costretti a candidarsi

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Roberto Grandis
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“Me lo hanno chiesto!”. “Io non volevo, ma molti amici mi hanno convinto”. “Lo faccio esclusivamente per il bene della città”. “Gli italiani hanno bisogno di nuovi leader e, pur controvoglia, mi propongo”.“Non so niente di queste cose, ma mi offro per il futuro dei miei figli”. “Mi hanno costretto a farlo”.Per favore, signori candidati, smettetela con simili idiozie. Non è bello iniziare l'avventura con una clamorosa frottola. Non fate le vittime sacrificali che, controvoglia, sono costrette a farsi avanti e bla bla bla. Ma come, vi imbarcate in un ruolo per niente facile, forse anche rischioso, solo perché altri ve lo chiedono? E senza tali richieste, voi non ci avreste mai pensato tanto da stupirvi quando è giunto il sollecito? Chi ci crede? E poi, se davvero non era nei vostri piani un impegno simile, con quale motivazione (per non dire “competenze”) lo portate avanti? Ogni motivazione richiede, preventivamente, una visione, un'immagine chiara di ciò che si intende raggiungere.E voi simulate il blackout? Per favore, cercate di essere seri e di trattare da persone adulte coloro che dovranno eleggervi. Non c'è nulla, assolutamente nulla, di male nell' aspirare a candidarsi a una carica pubblica. Anzi, è fatto assai lodevole. Se una persona si sente di farlo e ritiene di avere le competenze, non ha bisogno di essere perorata da amici e conoscenti. Mettersi al servizio della collettività è azione degnissima. La Chiesa stessa, sono parole del Concilio, “stima degna di lode e di considerazione l'opera di coloro che, per servire gli uomini, si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilità”. (Gs 75). Vorrei allora un candidato che si presentasse ai propri elettori con un bel sorriso, lasciando da parte quella maschera seriosa di chi si carica il mondo sulle spalle, dicendo proprio così: “E' da molto tempo che penso di candidarmi. So di averne le capacità e, soprattutto, la motivazione. Penso di potere essere utile alla mia comunità. Mi presenterò alle prossime elezioni”. Lo eleggerei, sempre che il suo programma, trasparente e cristallino, corrisponda alle mie idee. Lasciamo da parte, per favore, il “peccato di ambizione”: una giusta dose di aspirazione fa trasparire autostima. E l'autostima, cioè la fiducia in se stesso e nelle proprie azioni, è condizione indispensabile per realizzare il progetto. Come posso credere in chi dice che “non voleva ma glielo hanno chiesto”[email protected]