Dio è morto e la solidarietà pure

Dio è morto e la solidarietà pure

24.02.2014 - 15:26

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Crescono con la sensazione di essere speciali e dotati di qualità superiori. Nella bambagia di genitori sempre più protettivi, privi di capacità critica, spaventati ed ansiosi, del tutto abdicanti nei confronti della loro educazione, si fanno largo con pochi scrupoli relazionali. Una recente, qualificata ricerca condotta nel Regno Unito, ha rilevato che il 70% dei ragazzi ai quali sono stati somministrati i test, è "malato" di narcisismo e mancanza di empatia. Una vera epidemia, spiega Peter Gray, lo psicologo che ha condotto quell' indagine, con una percezione gonfiata di se stessi, un diffuso senso di superiorità, una crescente difficoltà a mettersi nei panni degli altri che, di contro, vengono utilizzati strumentalmente per raggiungere i propri scopi. Incapaci di stringere relazioni significative e profonde, considerano i coetanei non come potenziali amici o compagni di gioco, ma come avversari da smantellare. Come se ciò non bastasse, è stata rilevata una incapacità di corretta lettura della realtà, con la tendenza a prendersi il merito dei successi e a negare la personale responsabilità negli insuccessi: un bel quadretto, non c'è che dire. "Ama Dio e ama il prossimo" diceva il comandamento. Ma già Dio era dato per morto: e il prossimo? Forse non esiste più, perché, in questo mondo, per loro, non c'è più nessuno da amare, solo esseri anonimi dai quali guardarsi e dei quali diffidare. Inutile gettare la croce su quei ragazzi. Vanità, sopravvalutazione, manie protagonistiche ci vengono esibite giorno per giorno. Gli sgambetti e gli sgarbi sono quotidianità per affermare, a spintoni, la personale ambizione: non ne sono neppure esenti, caso fresco fresco, i compagni di partito. Guai a chi si mette sulla loro strada. In settimana ricorre l'anniversario della morte del più grande manager di tutti i tempi, Adriano Olivetti. Sua unica colpa: essere vissuto e avere operato cinquant' anni in anticipo. Aveva costruito la sua azienda su due capisaldi: la bellezza e la solidarietà, parole oggi annacquate, equivoche o vetuste. In un discorso del 23 aprile 1955, all'inaugurazione dello stabilimento costruito al sud, a Pozzuoli, Adriano indicava le difficoltà che, in un epoca di crisi (ma guarda!) alla sede dello stabilimento di Ivrea avevano dovuto affrontare, rallentando o bloccando temporaneamente le assunzioni di quei giovani che avrebbero dovuto sostituire i padri, come era tradizione. E così concluse: "Nessuno però ebbe a lamentarsi, nessuno indicò quale causa della sua condizione insoddisfatta, la creazione di questo stabilimento, qui al sud. Perché nella coscienza dei nostri operai del Canavese è vivo il senso di solidarietà con i fratelli della Campania, della Calabria, della Lucania". Altri tempi (o altre teste).
robertograndis@infinito.it

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