Incominciò nel fango

04.11.2013 - 15:50

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Un inquietante contrasto tra le dichiarazioni dei ventenni di allora, gli angeli del fango, sui motivi della loro calata in massa a Firenze e l’intervista televisiva alla liceale dei giorni nostri che intercettata qualche giorno fa in piazza Santa Croce, candidamente dichiarava, tra risatine di imbarazzo e occhiate significative allo smartphone, di non sapere proprio cosa fosse accaduto in quel luogo quarantasette anni prima, il 4 novembre 1966: la scuola - sosteneva - non glielo aveva mai insegnato. 
Eppure proprio dalla melma di quella storica piazza erano spuntati i fiori della prima grande forma spontanea di volontariato giovanile. Fu il risvolto positivo della tragedia, la rivincita di una generazione che andava controcorrente, urlando la propria rabbia contro la guerra in Vietnam, chiedendo provocatoriamente di armare i cannoni con i fiori, pazza per i Beatles, Bob Dylan e Joan Baez, estranea ai miraggi del boom economico dei primi anni sessanta. “La mia famiglia è di gente bene - recitava la canzone dei Giganti - con mamma non parlo, col vecchio nemmeno”: la prima grande rottura generazionale. Erano il cruccio delle famiglie, degli insegnanti, delle autorità. Sfuggivano a ogni tentativo di comprensione, di paragone con generazioni precedenti: il loro miraggio non era né il benessere, così perseguito negli anni del dopoguerra dai loro padri e neppure il posto sicuro, pur facilmente raggiungibile stante la situazione economica di quei tempi. Insomma, cosa volevano ?

 

Da quell’alluvione, nella sua tragicità, venne una risposta. Spalando fango per giorni, lavorando fianco a fianco con altri giovani venuti da ogni parte del mondo per salvare persone, opere d'arte, libri o solamente povere cose, sperimentarono valori per i quali la vita, finalmente, valesse la pena di essere vissuta.

Nelle interviste rifiutarono sempre l'immagine degli eroi: non è forse un dovere adoperarsi per gli altri? Poi, non poca cosa, lì potevano finalmente sognare: sogni come progetti personali e come ideali comuni. Sogni come utopie. Fu il primo segnale forte che si sarebbe poi tradotto nel sessantotto, con i "siamo ragionevoli, vogliamo l'impossibile!”. Qualcuno, nemmeno troppo informato e all'epoca neppure nato, preferisce oggi ricordarne gli eccessi, che pur ci furono, rispetto ai meriti, di certo enormi. Una vecchia e ingessata società fu spazzata via.

 

Una targa davanti alla Biblioteca Nazionale di Firenze, ricorda gli "angeli del fango". Inutile dire che i soccorsi di stato arrivarono terribilmente in ritardo e che i politici in visita a Firenze, nei giorni successivi, furono clamorosamente contestati. Almeno per la tempestività dei soccorsi, qualcosa da allora è cambiato.

robertograndis@infinito.it

 

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