L’ingenuo che fu colosso

3 giugno 2013

03.06.2013 - 13:44

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Non si era avvezzi ad esprimere apertamente le emozioni, un po' come tutte le famiglie "riservate" di vecchio stampo. Piangere era considerato segno non solo di cattiva educazione ...ma di estrema debolezza e di sconfitta. Fu così che io, a quell'epoca adolescente, mi ritrovai incredulo in mezzo a tutti i miei familiari che piangevano. Preso dal clima collettivo, anch'io mi misi a singhiozzare. La radio aveva appena comunicato la notizia, qualche minuto prima delle 20 di quel 3 giugno 1963, cinquant'anni fa: Papa Giovanni XXIII, il "Papa buono", il "gigante" che aveva dato il via al Concilio, era morto dopo un'agonia di quattro giorni. Piangevano tutti anche in piazza San Pietro, gremita come non mai, con le immagini in bianco e nero che giungevano un po' traballanti su quei grandi "cassoni" che erano i televisori dell'epoca.
Papa Giovanni era morto: come se ti avessero annunciato il decesso di tuo nonno o di tuo padre. Uno di famiglia che avevi amato ogni giorno. Papa Giovanni fu il Papa dell'inatteso. Eletto pontefice per un compromesso tra fazioni diverse di cardinali, doveva essere un papa di transizione, vecchio e considerato persino, da alcuni porporati, un po' ingenuo. Quanto si fossero sbagliati, lo dimostrò appena pochi minuti dopo la sua elezione:aperte le porte della Sistina, entrò il segretario del conclave, Alberto di Jorio che, come da prassi, si inginocchiò di fronte al nuovo papa. Giovanni, tra lo sconcerto dei presenti, si tolse dal capo lo zucchetto rosso e lo posò in testa a Di Jorio, nominandolo cardinale. Primo atto sovrano"da Papa", fra lo sconcerto dei cardinali che si accorsero che sarebbe stato un uomo di sorprese e non un "vecchietto accomodante".
E ben altre sorprese attuò Giovanni, nel breve spazio del suo pontificato. La clamorosa notizia del Concilio, il viaggio a Loreto, primo papa dopo l'unità d'Italia a uscire dal "recinto" del Lazio. Poi l'apertura del Concilio stesso con il discorso alla luna (uno dei più grandi discorsi della storia), l'intervento drammatico e decisivo nella crisi dei missili cubani, l'enciclica Pacem In Terris, l'apertura e l'attenzione ai non credenti. Altro che transizione. Furono tra gli anni più ricchi della storia della chiesa e non solo. Una cosa, soprattutto, coloro che lo conobbero, ricordano di quel papa: il sorriso e la capacità di "comunicazione calda". Il suo immettere emozionalità in un mondo, quello della chiesa ufficiale, che non era (e per certi aspetti, neppure oggi lo è) abituata a gestire emozioni e sentimenti, la sua capacità di comunicare, nei fatti, che nessuna azione evangelizzatrice ha senso se non accompagnata da autentico contatto e calore umano. Speriamo che l'attuale Papa Francesco ricordi ciò a un mondo ecclesiale spesso umanamente e relazionalmente povero, che privilegia la solennità del rito rispetto all'attenzione agli altri, la massa alla soggettività. Papa Giovanni venne beatificato nel 2000, insieme con Pio IX. Impossibile trovare somiglianze tra i due: una "compensazione" dissero i maligni. Pensare male è peccato ma, come noto, spesso ci azzecchi.

Roberto Grandis
robertograndi@infinito.it

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