L'ultimo dei giganti

20 maggio 2013

20.05.2013 - 14:11

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Erano 556, ne rimane uno solo a rappresentare quella che fu uno degli organismi istituzionali più vivaci e creativi della nostra Repubblica: l’Assemblea costituente. Da tale Assemblea scaturì la nostra Costituzione, “la più bella del mondo”, come l’ha definita, in uno straordinario spettacolo, Roberto Benigni. Morta a marzo Teresa Mattei, l'ultima donna dell'Assemblea (erano 21 e neppure poche, considerando che era stato appena riconosciuto il diritto di voto alle donne), scomparso qualche giorno fa Giulio Andreotti, un solo "superstite" rimane a ricordarci quella che fu una delle azioni politiche più audaci e persino "miracolosa" della nostra storia: Emilio Colombo.
L’Assemblea Costituente era formata da persone appartenenti a schieramenti molto diversi, ideologie differenti e persino contrapposte, divisi in tutto salvo che in una cosa: essere uniti per dare all'Italia, uscita a brandelli dalla guerra, una Carta costituzionale. Ebbero, nello loro opera, un riferimento ideale e morale: la costituzione della Repubblica Romana del 1849,uno dei documenti costituzionali più democratici e laici per i tempi in cui fu scritto.
E divennero giganti: illuminarono le macerie dei primissimi anni del dopoguerra e furono capaci di indicare l'unica via possibile: uscire al più presto da quella terribile situazione. Molti di loro erano giovanissimi: Emilio Colombo e la Mattei (i più giovani), avevano 26 anni. La nostra Costituzione, lungi dall'essere un insieme di restrizioni e divieti è una spinta a desiderare e ad ambire, davvero la cosa più bella che i nostri rappresentanti abbiano mai saputo fare. Autori furono quei 556: i vari Calamandrei, Dossetti, Parri, De Gasperi, La Pira, Croce, Nenni, Togliatti, Jotti, Pertini, Scalfaro, Moro, Einaudi.
Pronunciare questi nomi e pensare a certe mezze tacche che attualmente li sostituiscono sugli scranni del Parlamento è desolante. Rimane, fortunatamente, il frutto del loro ingegno e della loro saggezza: quella Carta che, pur con aspetti di possibile revisione, continua ad essere un prodigio da conservare a ogni costo. Ora, dei 556 rimane un solo Padre costituente di 93 anni. Andando al di là della specifica persona, sulla quale si possono, ovviamente, esprimere giudizi di segno diverso, mi piace considerarlo come il grande Nonno dell'Italia. Noi tutti, giovani o anziani, siamo i nipotini ai quali lui può e deve raccontare, da protagonista, la storia di allora: "c'è stato un tempo in cui al Parlamento nazionale c'erano dei giganti….". Non sarà sforzo vano e neppure esercizio di retorica. All'epoca i nostri politici furono effettivamente capaci di grandi cose. Ribadire ciò e divulgarlo a quanti non lo sanno o lo hanno dimenticato, significa rinverdire la speranza di superare l'attuale stagno maleodorante nel quale siamo politicamente impantanati.

Roberto Grandis
robertograndis@infinito.it

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