Le tre date

29 aprile 2013

29.04.2013 - 14:46

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Di tre date ho molto viva la memoria: dove mi trovavo, cosa facevo, con chi ero.
La prima, universale, è quell’ 11 settembre 2001 con le tragiche immagini che rievoca. La seconda è più lontana e proprio questa settimana saranno 64 anni: il 4 maggio 1949, la caduta dell'aereo del grande Torino.Non avevo ancora cinque anni ma vedo distintamente la giornata grigia e piovosa, una grande piazza dell'allora periferia torinese, una vecchia zia che mi accompagna, persone che corrono, si radunano, si lasciano e si riprendono. Macchine che si fermano, tram che, a dispetto delle regole, si arrestano al di là dalle fermate “canoniche” per aprire le porte e permettere dialoghi tra conducente, viaggiatori e passanti. “Cosa sta accadendo?” “Non sa nulla? A Superga è caduto l'aereo del Toro, sono tutti morti”.
Già, l’aereo del Toro. L'unica rete a quel tempo esistente, il passa-parola, aveva veicolato la notizia in un baleno. Mia zia non era certo una tifosa ed io avevo solo cinque anni, ma il Toro era il Toro. Li conoscevamo bene: Bacigalupo, Ballarin, Maroso... Ci mettemmo tutti e due a piangere cercando invano di scorgere, verso la collina, la cupola di Superga coperta da nuvole nere cariche di pioggia. La terza data, mi inquieta: il 20 luglio 1969, l'allunaggio di Armstromge Aldrin, mentre il terzo astronauta, Collins, rimaneva in orbita ad attendere. La notte tra il 20 e il 21 luglio fu memorabile.
Seguimmo sui teleschermi, in bianco e nero, la storica (e fortunata) litigata di Tito Stagno con Ruggero Orlando: erano o no allunati? Alternavo gli sguardi tra teleschermo e un cielo limpido in cui risaltava una grande Luna, nella illusoria speranza di scorgervi qualche segno di ciò che stava accadendo. Mia nonna, con l’innocenza del vecchio che torna bambino, mi rimproverò: "Come fai a prestar fede a queste cose? A chi volete far credere che ci sono uomini lassù?". Ridevo, fiero del momento che stavo vivendo e del “grande passo dell’umanità”.
Mi chiedo se non avesse ragione lei. Questa domanda mi si è riposta qualche mese fa, con la morte di Neil Armstrong. Fu realtà o frode planetaria? Nel giro di tre anni e mezzo furono organizzate altre cinque missioni, l’ultima con l'Apollo 17 nel dicembre del '72. Poi, più nulla. A quel punto il mondo già aveva fatto l’abitudine e il disinteresse verso la Luna era generalizzato. Unica eccezione: il “felice insuccesso” dell'Apollo 13 (aprile 1970) che ridestò, con l'apprensione, l'attenzione del mondo intero. Sulla Luna, disse qualcuno, non c'era niente di interessante e persino i sassi erano simili a quelli terrestri. Sarà stato davvero così? Accanto alle solite favole, gli astronauti ormai divenuti nonni, avranno raccontato ai loro nipotini anche "quella storia" che solo una dozzina di persone, su questa terra, avrebbe mai potuto narrare? Solo in tal caso potrei abbandonare i miei dubbi: ai nipoti il nonno non può barare!

Roberto Grandis

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