Le scorze dorate dell’idolatria

8 aprile 2013

08.04.2013 - 14:05

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"Intensificare il confronto con i Non credenti, affinché non prevalgano mai le differenze che separano e feriscono, ma, pur nella diversità, vinca il desiderio di costruire legami veri di amicizia tra tutti i popoli". Fummo in molti a sussultare, giorni orsono, udendo queste parole di Papa Francesco. Pareva, a noi che navighiamo verso i settanta, di essere catapultati in epoche che appartenevano a un passato remoto e che molto amammo: la chiesa del Concilio. Parole molto al di là del concetto millenario dell'"extra ecclesiam nulla salus" ("Non vi è salvezza al di fuori della Chiesa"), semplicemente perché non esiste un "al di fuori".
Il nostro ricordo è andato allora ai grandi temi della Pacem in Terris, della quale, proprio domani,9aprile, ricorre il cinquantesimo anniversario: "Mai confondere l'errore con l'errante". Altri tempi che promettono ora di rinverdire: la giovinezza della Chiesa! Vedo due rischi. Il primo è affrettarsi a canonizzare: "santo subito". L'idolatria trova terreno favorevole nel contesto religioso. Era ciò che Cristo maggiormente temeva quando fuggiva alle folle e riparava in solitudine. Il bisogno di un leader forte è, da sempre, caratteristica di questa povera umanità, dal campo politico a quello religioso: il capo carismatico e la massa acclamante, il leader dei prodigi e la moltitudine dei ceri votivi.
Papa Francesco è un umile: l'umiltà ha senso se lasciata a se stessa. Gli atti di umiltà sotto i riflettori, esaltati dai media o da pseudo-predicatori, divengono – nonostante chi li compie- ostentazione. E nessuna ostentazione è umile. Una delle fortune di Francesco d'Assisi fu certamente l'inesistenza, a quei tempi, dei mezzi di comunicazione. Eppure il suo messaggio di semplicità e autenticità è, a distanza di quasi ottocento anni, universale e permanente. Lasciamo che i gesti di straordinaria "ordinarietà" del "nostro" Francesco rimangano tali, senza le scorze dorate dell'esaltazione dei soliti cortigiani. Già, i cortigiani: ecco il secondo rischio. Coloro che, avendo fino a ieri acclamato stili diversi e modalità differenti (rispettabilissime!), oggi si immedesimano totalmente nei comportamenti, nei gesti e nelle parole del nuovo Vescovo di Roma.
Adulatori buoni per tutte le stagioni, veri "camaleonti del sacro". Non è "obbedienza", virtù fondamentale nella chiesa, ma pura ruffianeria di cui un papa come Francesco fa davvero a meno. Anche le equipe di detrattori, come era facilmente prevedibile, si stanno rapidamente organizzando: parlare di umili, di poveri, di ultimi, per bacati di mente è sinonimo, di "comunismo". Non mancano, al riguardo, maestri altolocati. Nessun commento: per loro l'indifferenza dantesca: "guarda e passa".

Roberto Grandis
robertograndis@infinito.it

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