Le truppe del bene

11 marzo 2013

11.03.2013 - 13:48

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Dialogo pre-elettorale. "E' in lista e devi votarla, è giovane". "Giovane? Una malattia che passa presto". "E' seria e onesta" "Come tanti altri mi auguro". "Ha deciso di spendersi per cambiare questo Paese". "Anch'io e da tempo. Cerco di fare al meglio il mio lavoro, di trasmettere idee e di ascoltare quelle degli altri".
"Viene dalla società civile"."Ci mancherebbe che provenisse da quella incivile". "Insomma, voterai o no la lista ove si trova lei?" "Dipende". "A lei piacerebbe molto fare questa esperienza alla Camera" "Anch'io, negli anni sessanta, avrei voluto andare sulla luna. Dissi alla Nasa che ero giovane e onesto ma non mi presero". "Non si può mai parlare seriamente con te". "Più serio di così".
Nonostante la "porcata" del sistema elettorale e l'impossibilità di segnare preferenze a singoli candidati, è capitato anche questo. Parole chiave: giovane, onesto, società civile. Avrebbero dovuto permettere di varcare il portone di Montecitorio, luogo che, peraltro, è stato spesso abitato anche da inquilini che queste tre caratteristiche non le possedevano. Siamo però malconci se questo tris è l'unico passe- partout per il titolo di onorevole o di senatore. Il venir meno dei partiti politici di massa ha sottratto la fede in un'idea che creava appartenenza, sostituendo ad essa aggregazioni di persone che poco hanno da condividere sul piano dei modelli di riferimento (e non esiste concretezza senza modelli di riferimento!) se non la sudditanza assoluta al capo o un metodo comunicativo marketing-oriented.
E' stata però anche sottratta una expertise che i personaggi politici acquisivano un tempo nel pre-politico. Una furia iconoclasta (fino a un certo punto assolutamente comprensibile) ha buttato via il bambino con l'acqua sporca. Dalla "società civile" a Montecitorio. Non stride qualcosa? Non mancano passaggi indispensabili di "saper fare" che rimangono fondamentali accanto a un "sapere" (non sempre così scontato, peraltro) e a un"essere"? Davvero il "mestiere"di governare si inventa da un giorno all'altro? In fondo, non sono anche queste le terribili semplificazioni che hanno creato, nel passato più o meno recente, certa classe politica di inetti narcisisti che all'"essere" hanno sostituito l'"esserci"? E' sufficiente una patina di "onestà" per sopperire a queste recenti sciagure? Una "valanga" di giovani entra per la prima volta a Montecitorio. Hanno la freschezza e il pedigree della novità e sono supportati dalla personale certezza di rappresentare il cambiamento. A volte un pizzico di ingenuità che non guasta, altre qualche grammo di semplicismo che infesta. Meritano fiducia o, quanto meno, una sospensione di giudizio. Purché non incappino nella presunzione di essere le truppe del bene contro quelle del male. Sarebbe un disastro.

Roberto Grandis
robertograndis@infinito.it

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