Il manager, il leone e la gazzella

17 dicembre 2012

17.12.2012 - 11:30

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Ogni mattina in Africa una gazzella si sveglia. Sa che dovrà correre più in fretta del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa un leone si sveglia. Sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se tu sei un leone o una gazzella: comincia a correre”.
Questo slogan viene utilizzato, nelle rispettive aziende, da manager rampanti che rincorrono (loro sì!) il sogno di motivare i propri collaboratori. contali logore fesserie. Alcuni giorni fa, Severino Salvemini, su Il Corriere della Sera, rivolgeva un’accusa agli economisti. Nell’interpretare la nostra realtà aziendale in crisi -sosteneva l’articolista-costoro hanno intrapreso una via errata. Si affidano alle macro analisi, legate a problemi esterni (regole, burocrazia, tasse,…) e non si soffermano sulle realtà interne di ciascuna azienda. Analizzano la foresta ma ignorano gli alberi. Non prendono in considerazione la poca predisposizione alla sagacia dei top manager, l’assenza di vision, la carenza di leadership. Non considerano l’insufficienza degli investimenti in formazione (nella aziende italiane, da anni, inferiore all’1% del fatturato annuo) che limita lo sviluppo del capitale umano.“Meno concentrazione dunque sugli aspetti congiunturali -conclude Salvemini- e più al centro le debolezze delle singole imprese e le responsabilità di chi è chiamato a governarle e gestirle”.
A una classe manageriale spesso già predisposta a negare o sottovalutare l’importanza degli aspetti comportamentali, si unisce oggi una domanda di presunta “concretezza” derivante dalla contingente situazione di crisi. Numeri e risultati! Se poi questi siano, di fatto, anche il frutto di un corretto modo di lavorare, di una maggiore formazione delle persone e di una più intelligente gestione delle stesse, è argomento che non li sfiora. Quando le cose vanno male -sosteneva il responsabile del personale di una grande azienda- si tagliano immediatamente la formazione e la cancelleria. Essere leader in situazione di crisi richiede modi nuovi di ragionare e rinnovati stili di comando. Certa miopia al riguardo non permette di monitorare il potenziale umano inutilizzato o sprecato, cioè le capacità, le possibilità, le intelligenze delle persone che l’azienda trascura o sottovaluta. Quali i costi sociali ed economici di chi, nel contesto organizzativo, è parcheggiato su un binario morto? Alla demenziale storiella del leone e della gazzella, una leadership intelligente e in una situazione difficile come l’attuale, preferisce contrapporre un altro motto: “nessuno di noi è così intelligente come tutti noi messi insieme”.
In tempi normali, lo stile direttivo e unicamente centrato sui numeri può essere vincente a breve termine, ma perde sulla distanza. In tempi di crisi è una catastrofe fin da subito.

Roberto Grandis

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