"Tutti uguali e poche balle"

3 dicembre 2012

03.12.2012 - 09:05

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Fatterello numero uno. Un manifesto a firma Lega Nord, sta invadendo i muri e gli spazi affissionali di una grande città lombarda: “Qui anche i nomadi pagano le mense e lo scuolabus”. Dietro la frettolosa etichetta di “nomadi” si cela, come noto, una pluralità di condizioni e culture molto diverse fra loro: tale particolare poco importa però agli sprovveduti scrivani. Un modo rozzo di interpretare la città non può che produrre comunicazioni grossolane. Inutile obiettare che se quei nomadi sono possidenti è giusto che paghino, se non lo sono, debbono rientrare nelle diverse agevolazioni previste per tutti i cittadini. Troppo arguto e, soprattutto, offuscherebbe Il godimento che trasuda evidente e tranciante dal manifesto: “tutti uguali e poche balle”.
Fatterello numero due, cittadina umbra, più vicina. Un vigile multa uno straniero per essere passato in una strada con divieto. Il poveraccio, immigrato e con scarsa comprensione della lingua italiana, è il padre di un bimbo che frequenta la locale scuola elementare. Sta portando il figlio a una lezione che le maestre tengono, all’aperto, proprio in quella strada.
Le insegnanti e altri genitori vedono la scena e intervengono (ancora la multa non è ufficializzata): “Ma non vede di chi si tratta? E’ una persona alla quale, come scuola, siamo vicini. Non capisce neppure bene la nostra lingua….”Replica del vigile “urbano”, in tono che non lascia dubbi: “Quando do le multe non chiedo la dichiarazione dei redditi”. Formalmente nulla da eccepire. Resta il fatto che cuore e cervello, sensibilità e capacità di “debordare”, sono componenti irrinunciabili di ogni professionalità e differenziano un essere umano da un microprocessore. O, come direbbe De Gregori, un bufalo da una locomotiva. “Non c'è nulla di più ingiusto - sosteneva don Milani- che fare parti uguali tra disuguali”.
Don Milani, chi? Decisione ci vuole: chi sbaglia paga e peggio per lui. Se poi questo sia un figlio di papà che, dopo una notte brava, risulta positivo all'etilometro o un povero immigrato con scarsa conoscenza della lingua, poco importa: “io non guardo la dichiarazione dei redditi”.
Tutti uguali, poche balle! Dura lex sed lex. Meglio se condita con un po' di razzismo. La cultura dei “disuguali" (coloro che “fanno fatica”, come direbbe don Luigi Ciotti) non ci appartiene: è costosa perché richiede riflessione. Più agevole fare di tutt’erba un fascio. A maggior ragione se “in nome della legge”.

Roberto Grandis

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