Ruminazioni a stelle e strisce

12 novembre 2012

12.11.2012 - 15:57

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Non mi ha mai suscitato simpatia Mitt Romney, ma devo riconoscere che il suo discorso di addio per l' uscita di scena ha avuto momenti forti. Nonsolo per la presunta signorilità che è parte della cultura americana, da noi impensabile per il narcisismo psicopatico di certi politicanti, come ha persino riconosciuto Giorgio Napolitano, quanto piuttosto per un passaggio, generalmente trascurato dai media: “La nazione è a un punto critico: in un’epoca come questa non possiamo rischiare di perdere troppo tempo nella competizione politica. I nostri leader devono occuparsi dei problemi della gente e noi dobbiamo chiedere a tutti gli insegnanti e professori di non fermarsi solo all’insegnamento ma di ispirare la passione per l’apprendimento e la scoperta (,,,,)” Provo a immaginare questo passaggio sulla bocca del prossimo presidente del consiglio italiano, chiunque esso sia: “cari insegnanti,non c’è più un quattrino. Datevi da fare, gestitevi le emergenze, sopportate classi zeppe in aule minute, dimenticate il sostegno ma sostenetevi piuttosto tra voi. Vi trasmetterete calore e potremo spegnere i termosifoni. Abbiate però fiducia: privatizzeremo tutto, è solo questione di tempo. La formazione è un lusso per disoccupati a vita che gravano sul bilancio. Per la ricerca passare oltre frontiera.” Loro sono il Paese di Halloween, noi quello dell’Umanesimo e del Rinascimento. Ancora una volta le borse e Moody’s si sono rivelati gli unici, potenti, intramontabili giudici dell’elezione di un presidente americano. Quale la preoccupazione centrale, nei giorni del dopo elezione,di ogni parte geografica e politica? Comprendere di quale cultura sia portatore Obama rispetto a Romney, quale sia il suo modello di uomo, quale la sua visione di riferimento? Nossignori. L’assillo più grande si concentrava in una sola domanda: “Come reagiranno le borse?” Persino Moody’s si è fatta viva per l’occasione, minacciando il taglio delle “tre A”. Sono poi seguiti i commenti sarcastici: il listino affonda Obama, le Borse bocciano il Presidente. Decine di milioni di americani di ogni razza, colore e religione hanno affidato le loro speranze a quel voto e un manipolo di colletti bianchi che si dilettano a giocare a Monopoli lo oscura con listini e grafici. Qualcosa non funziona più, o forse da molto tempo non sta funzionando. Il grande Totò al taglio delle "tre" A di Moody’s, non avrebbe avuto dubbi: “Ah, Ah, Ah, Ah!”!


Roberto Grandis

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