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Sprofonda la strada lungo il fiume Arno

Federico Sciurpa
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La strada che sprofonda per 7 metri e l'acqua che sommerge 20 auto in sosta in pieno centro a Firenze sul Lungarno Torrigiani, tra Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie. Due palazzi evacuati, migliaia di cittadini senza acqua per ore. È questo lo scenario, quasi da disaster movie americano, che ha visto protagonista ieri, suo malgrado, il capoluogo toscano, con la rottura di un tubo dell'acqua che ha causato la voragine lunga 200 metri poco prima delle 7 del mattino: l'unica nota positiva (con 5 milioni di euro di danni) è che non è stato segnalato nessun danno a persone, visto che le vetture erano in sosta notturna. Subito dopo l'accaduto sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e una squadra di sommozzatori e per tutta la giornata Comune e Regione hanno monitorato la situazione. Già intorno alle 10 il sindaco Dario Nardella, molto attivo sui social per comunicare l'andamento delle operazioni, aveva invitato gli inquilini di due palazzi vicino al lungarno Torrigiani a lasciare le proprie case, a seguito dello smottamento. Prima dell'ora di pranzo il primo cittadino toscano aveva spiegato di aver fatto evacuare due palazzi “a titolo precauzionale”. Sin dall'inizio sono però stati esclusi cedimenti degli edifici. L'acquedotto, prima chiuso, è subito stato riaperto, tranne che nella zona lungarno Torrigiani e in quelle limitrofe. GUARDA TUTTE LE VIGNETTE DI GARNIER Sistema radar come concordia Per monitorare la situazione sul Lungarno Torrigiani è stato installato, in collaborazione con l'Università di Firenze, un sistema radar in grado di controllare eventuali nuovi movimenti in tempo reale. Si tratta di un sistema, hanno spiegato i vigili del fuoco locali, simile a quello che venne installato sulla nave Costa Concordia, dopo l'incidente all'isola del Giglio. Il crollo in prima mattinata ha scatenato i commenti di molti, anche cittadini illustri. Sul suo profilo Facebook, è Piero Pelù a commentare. “Dissesto idrogeologico nel cuore di Firenze a Ponte Vecchio, la merce di scambio preferita del renzismo più becero.Ma tanto a Firenze buca più buca meno...”, scrive il cantante pubblicando una fotografia dello smottamento. Il Comune ha prontamente risposto su Twitter: “Nessun dissesto idrogeologico, ma rottura di un tubo dell'acquedotto”. Da Forza Italia Renato Brunetta ha attaccato (“Ecco, se noi oggi fossimo come quelli del Pd dovremmo chiedere le dimissioni del sindaco di Firenze, Dario Nardella, e magari del suo predecessore, un certo Matteo Renzi”), mentre il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini ha assicurato di “seguire da vicino, insieme con Palazzo Chigi, l'evolversi della situazione”. Tanta paura (“un colpo al cuore” per Nardella), ma una situazione che sta progressivamente tornando alla normalità grazie ad un lavoro d'equipe e di tecnologia. “Nelle vie vicine a lungarno Torrigiani abbiamo ripristinato la viabilità, abbiamo messo in sicurezza la zona, la spalletta è controllata minuto per minuto da un radar speciale e per ora resta stabile”, ha scritto il sindaco fiorentino. “L'acqua è stata dragata tutta, una gru sta rimuovendo le auto e presto sarà possibile il rientro nelle case per i residenti che sono stati evacuati questa mattina per precauzione - aggiunge - In città la rete idrica sta progressivamente tornando alla normalità tranne la parte limitrofa al cedimento”. Nardella ha ringraziato tutte le forze dell'ordine e i dipendenti del Comune. Ma c'è chi ha preso la palla al balzo per fare polemica: “La voragine di Firenze? Un disastro per l'immagine dell'Italia davanti a tutto il mondo”: così Claudio Borghi Aquilini, consigliere regionale della Lega Nord e Portavoce dell'opposizione in Toscana davanti al cratere del Lungarno. “Siamo in apertura di stagione turistica e migliaia di americani torneranno a casa con nei telefonini l'immagine di Firenze che sprofonda. Se cade un meteorite o arriva un uragano sono disgrazie, ma se salta la conduttura principale dell'acqua la colpa - spiega Borghi - è di Publiacqua. Quindi vale la pena di informare i cittadini dei criteri con cui sono stati nominati i vertici di questa società che fornisce ai Toscani acqua a 4 volte il costo che i cittadini pagano in Lombardia. Publiacqua è una specie di club del clan Renzi: il primo incarico dato per far colpo su Mariaelena Boschi fu proprio il nominarla nel consiglio d'amministrazione di Publiacqua data la sua “evidente” esperienza nel settore”.