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Addio a Pannella, guardiano dei diritti civili

Jacopo Barbarito
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E' morto Pannella. Era gravemente malato ed incurante delle terapie. Aveva 86 anni e la sua vita è stata intensa e importante, irregolare e costante. E, come lui stesso ha detto, felice. Marco è stato un leader politico capace di cambiare il mondo con i suoi discorsi ed i suoi digiuni. La forza della sua parola, il sacrificio del suo corpo. Senza potere, sempre in minoranza. Ma capace di reiventare i radicali e con loro di trascinare pubblica opinione e cambiare nel profondo l'anima e la storia del nostro Paese. L'ho conosciuto a Napoli in Consiglio Comunale, dove era stato eletto nell' '80 e lo ho poi rivisto e frequentato negli anni successivi quando, sfidando un sospettoso Craxi allora segretario del Psi e capo del Governo, accettai il suo invito e mi iscrissi al partito radicale, diventando la prima doppia tessera, socialista e radicale. Esempio poi seguito da altri nel partito socialista e non solo. L'uomo, laico, a tratti anticlericale, era carismatico, gran trascinatore, alfiere dei diritti civili, campione della disobbedienza civile. Instancabile promotore di referendum, sostenitore antelitteram di una democrazia diretta non virtuale, del maggioritario e del presidenzialismo, critico ma rispettoso, del nostro sistema istituzionale, da lui giustamente giudicato farraginoso, opaco, post ottocentesco. Era contro la partitocrazia, che sfidava apertamente, tuttavia servendosene per portare avanti e realizzare le sue idee. Attraevano in lui la forza, la passione, il coraggio, la coerenza che metteva in tutte le sue battaglie, fino alla totale abnegazione alla causa, fino al sacrificio fisico. A lui dobbiamo le grandi conquiste civili, a lui dobbiamo moltissime delle nostre libertà individuali, la crescita culturale e civile di una italietta che col suo determinante apporto, è divenuta una grande e moderna democrazia: il divorzio, l'aborto, la lotta per i diritti degli omosessuali, contro la pena di morte, per la pace, per la dignità delle carceri ed i diritti dei detenuti, per una giustizia giusta - come dimenticare il caso Tortora che Marco, i radicali ed una parte dei socialisti riuscirono, più di altri, ad imporre all'attenzione del Paese - in difesa, sempre e comunque, degli emarginati, dei deboli, dei penalizzati, dei figli di un dio minore. Senza di lui nulla sarà come prima. Ma per molti di noi, Marco, continuerà a vivere ogni volta che si tratterà di battersi per la libertà di tutti, o anche solo di uno.