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Schiaffi da Spagna, Grecia e Polonia. Borse giù, spread su

Eleonora Sarri
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Tre indizi fanno una prova e in queste ore sull'Europa a trazione tedesca la prova che aleggia è quella del fallimento. Di una sconfessione che arriva sia da sinistra che da destra, sia dal Sud sia dal Nord. Già qualche giorno fa Nikos Filis, portavoce del gruppo parlamentare di Syriza, aveva detto che in quale situazione si trova la Grecia: “Non ci sono fondi per rimborsare l'enorme prestito del Fondo monetario internazionale a cominciare dal 1,6 miliardi che è in scadenza”. Poi le elezioni amministrative spagnole che hanno segnato la vittoria della sinistra di Podemos che conquista Barcellona mentre a Madrid riesce a riesumare in una imprevista alleanza i super-bolliti socialisti del Psoe. GUARDA LE VIGNETTE DI GARNIER In Polonia alle presidenziali si afferma il nazionalista euroscettico Andrzej Duda, che scavalca a destra il premier uscente Bronislaw Komorowski. A tutto questo aggiungiamo il probabile referendum sull'Unione europea rilanciato dalla recente affermazione in Gran Bretagna dei conservatori di David Cameron: e abbiamo il quadro di un'Europa dove, tra Bruxelles e Berlino, e le altre capitali, dovrebbe suonare più di un allarme. L'allarme riguarda ovviamente anche l'Italia che si trova tra l'incudine e il martello. L'incudine è il rischio rappresentato dalla risalita dello spread Btp-Bund, ma soprattutto dalla fine della discesa del costo dei titoli di Stato, nonostante il paracadute della Banca centrale europea. Come sottolineato da Il Velino la scorsa settimana, il Tesoro aveva previsto per quest'anno ed il prossimo uno spread al massimo a quota 100, ora le prospettive sono diverse. A sua volta il rialzo dei tassi, oltre a costare soldi alle casse pubbliche può minare la timida ripresa dei prestiti e dei mutui. Il martello sono le cattive notizia che arrivano da Bruxelles e dintorni: prima la sconfessione da parte dei governi del piano per la suddivisione degli immigrati, poi la bocciatura della reverse charge, l'Iva sulla grande distribuzione che vale 700 milioni. Ritardi italiani a parte, il rebus riguarda però il centro motore dell'Europa, cioè la Germania. Il Grexit, l'uscita della Grecia, poteva essere una mossa calcolata per liberarsi di un partner inaffidabile e gratificare l'opinione pubblica tedesca. Se però va fuori controllo la Spagna, dove gli interessi tedeschi sono enormi - dalle banche alla produzione di auto - il discorso cambia, e la posizione di Angela Merkel si trasforma in boomerang. Stessa cosa per l'Italia, quinto fornitore mondiale della Germania e settimo mercato di vendita, nonché seconda manifattura europea. Ma ciò che conta è soprattutto l'effetto domino, che penalizzerebbe sicuramente l'Italia, ma anche la Germania. E il default della Grecia che è ormai una possibilità o qualcosa di più, Atene lo sconta anche in Borsa con un ribasso del 3 per cento in chiusura, con le vendite che piegano i bancari: Piraeus Bank ha perso il 6,13 per cento, Alpha Bank il 4,46, Eurobank il 4,32. Clima cupo anche a Milano che cede l'1,70 per cento.  Parigi contiene le perdite allo 0,6 per cento. Pesante Madrid (-2,2 per cento) dopo il voto locale che ha dato sostegno ai partiti anti austerity.