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Napolitano ha lasciato il quirinale

Federico Sciurpa
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Alle 10.35 di ieri è terminata ufficialmente l'esperienza al Quirinale dell'unico capo dello Stato eletto per due mandati nella storia della Repubblica italiana (la prima volta il 15 maggio 2006, la seconda il 20 aprile 2013).                             GUARDA tutte le vignette di GARNIER     Giorgio Napolitano, dopo 9 anni da capo dello Stato, ha quindi sottoscritto l'atto di dimissioni alla presenza del segretario generale del Quirinale, Donato Marra, che ha provveduto a darne comunicazione ai presidenti del Senato e della Camera Pietro Grasso e Laura Boldrini e al presidente del Consiglio Matteo Renzi. In attesa che si elegga il successore, Grasso ha «assunto temporaneamente le funzioni di presidente della Repubblica, ai sensi dell'art. 86, primo comma, della Costituzione - come si legge in una nota del Senato. Il presidente si è recato negli uffici di Palazzo Giustiniani dove eserciterà le proprie funzioni fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica.  Le funzioni di presidente del Senato saranno ricoperte dalla vice presidente Valeria Fedeli, ai sensi dell'art. 9, secondo comma, del Regolamento del Senato». Alla Camera, invece,la presidente Boldrini ha letto la lettera di dimissioni: l'aula di Montecitorio ha tributato a Napolitano un lunghissimo applauso. Il premier Renzi,che su Twitter si è limitato a un coinciso quanto significativo «grazie presidente», ha riferito in Consiglio dei ministri delle dimissioni del capo dello Stato e ha «condiviso con i ministri - come si legge in una nota di Palazzo Chigi - i sensi della riconoscenza del governo per il presidente dellaRepubblica Giorgio Napolitano, per la sua figura autorevole e alta responsabilità di garanzia delle istituzioni. Il suo profilo di uomo ed europeista convinto. Il lavoro infaticabile per gli italiani e l'Unità del Paese nei nove anni della sua Presidenza, in particolare in occasione dell'anniversario dei 150 anni». Dopo la firma dell'atto delle dimissioni, Napolitano si è recato nel Cortile d'onore del Quirinale dove ha ricevuto gli onori militari da un reparto di formazione interforze e gli è stato consegnato copia dello Stendardo presidenziale dal comandante del Reggimento Corazzieri alla presenza del consigliere militare. Passaggi formali che ne segnano uno sostanziale, l'addio al Colle dopo quasi nove anni di presidenza.  Successivamente, con la moglie Clio, dopo aver preso congedo dal segretario generale della Presidenza della Repubblica, dai consiglieri e dai più stretti collaboratori, ha lasciato in auto il Palazzo per recarsi nella sua casa al Rione Monti. Quella casa in cui martedì, rispondendo alla domanda di una bambina, si era detto «contento di tornare», perché «qui (al Colle, ndr) si sta bene ma è un po' come una prigione, si esce poco. A casa starò bene e potrò passeggiare». Tra i messaggi arrivati a Napolitano, quello di Papa Francesco, attualmente in visita in Sri Lanka, in cui il pontefice ha espresso «sincera stima e vivo apprezzamento per il suo generoso ed esemplare servizio alla Nazione italiana», svolto «con autorevolezza, fedeltà e instancabile dedizione al bene comune». Tanti i messaggi su questa linea da parte del mondo della politica, non certo però seguita all'unanimità. «Salutiamo il presidente Napolitano, che ha giustamente dato le dimissioni dopo essere stato costretto dai partiti a risalire sulla sua poltrona, e lo invitiamo a essere coerente col processo di riforme che tanto ha sponsorizzato e a rinunciare quindi alla carica di senatore a vita» affermano capigruppoM5S di Camera e Senato,Andrea Cecconi e Alberto Airola: «Napolitano è stato purtroppo uno dei peggiori presidenti della Repubblica. Abbiamo più volte denunciato il suo interventismo politico decisamente poco super partes e, di contro, lui non ha mai nascostola sua palese ostilità nei confronti del Movimento 5 Stelle. Dalle intercettazioni della trattativa Stato-mafia a tutte le leggi che ha firmato - la riforma Fornero su tutte - alcune delle quali risultate poi incostituzionali, Napolitano non è stato il garante che la Costituzione aveva previsto. Per questo - concludono - non lo rimpiangeremo».