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Salvini, i sondaggi e l'Europa dell'austerità: due vincitori e mezzo

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Sergio Casagrande
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di Sergio Casagrande In Italia ci sono due vincitori di queste elezioni Europee 2019: Matteo Salvini e i sondaggi. Per il primo è stato un vero trionfo, un successo indubbiamente tutto personale; per i secondi un riscatto dopo le grame figure degli ultimi anni. Salvini ha permesso alla Lega di conquistare il primo posto tra tutti i partiti. E i sondaggi, questa volta, lo avevano previsto con largo anticipo. Come avevano previsto lo scenario che si è venuto a configurare con i risultati degli altri schieramenti: Pd in ripresa grazie a voti presumibilmente riconquistati a scapito dei grillini; Movimento 5 stelle, con un elettorato in parte scontento, in picchiata; Forza Italia sotto al 10 per cento nonostante il redivivo Silvio Berlusconi; e Fratelli d'Italia con una percentuale significativa e una Giorgia Meloni capace di arrivare al cuore di varie anime del centrodestra. Poi, in Europa c'è un vincitore a metà. Un vincitore dimezzato nella sua forza (evidente il calo di consensi), ma non nel suo potere (può ancora governare). E' l'Europa dei tecnocrati, del governo della Ue a trazione franco-tedesca, dell'austerità, di tutto quello che proprio la maggioranza degli italiani che si è recata alle urne avrebbe voluto cambiare, spodestare e mettere da parte, se non proprio bastonare. I risultati finali delle elezioni Europee 2019, infatti, quelli che costituiscono la somma del responso delle urne in Italia a quelli degli altri Paesi che formano l'Unione, danno un quadro generale che indebolisce i popolari e socialisti, ovvero l'ossatura di chi ha governato finora la Ue, ma non impedisce loro la possibilità di formare una maggioranza. Le forze sovraniste ed euroscettiche, insomma, crescono, ma non sfondano ovunque come in Italia. Lo hanno fatto in Francia con Marine Le Pen, in Ungheria con Viktor Orban e in Gran Bretagna con Nigel Farage (qui, però, vista la Brexit, il risultato non avrà effetti sulla Ue), ma non in Germania (l'Afd, estrema destra, ha superato di poco il 10 per cento), né in Spagna dove c'erano stati segnali di un forte orgoglio sovranista (appena il 6 per cento per la destra Vox). Neppure in Olanda dove Geert Wilders, paladino dell'anti islamismo è rimasto senza neppure un seggio. E poi, ai danni di sovranisti ed euroscettici, c'è stato pure un successo a sorpresa dei liberali e, soprattutto dei Verdi. Quest'ultimi sono proprio quelli con i quali, probabilmente, Salvini e compagni dovranno misurarsi di più in Europa. E, forse, a breve anche nei rispettivi Paesi di appartenenza. Perché, nonostante qualcuno li desse in ritirata, hanno aumentato notevolmente i consensi e in Germania sono diventati il secondo partito e in Francia sono terzi. Effetto Greta Thunberg? Sensibilità dell'elettorato più giovane? Chissà. Di certo c'è che in Italia, per ora, nessun partito è riuscito a sfondare facendo dei temi ambientali la bandiera delle proprie battaglie. Ma non è detto che un giorno non possa avvenire con effetti imprevedibili anche per il nostro Paese. Twitter: @essecia