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Quel giovane umbro che sceglie la fuga

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Sergio Casagrande
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Continuano a uscire indagini impietose per l'Umbria. L'ultima della serie è davvero preoccupante perché, con i dati che mostra, sintetizza tutta la drammaticità del momento che sta vivendo la regione. Negli ultimi 5 anni abbiamo perso circa il 10 per cento dei nostri giovani. E, per l'esattezza, il 10 per cento in provincia di Perugia; e l'11,7 in quella di Terni. Perché in 19.049 della fascia d'età compresa tra i 25 e i 40 anni se ne sono andati via, in altre parti d'Italia o all'estero, presumibilmente per costruire lì il futuro della loro vita. I dati - che il nostro giornale ha pubblicato mercoledì 18 ottobre 2017 - sono dell'Istat. E sono contenuti in un rapporto elaborato dall'agenzia Mediacom043. Terni e Perugia sono le città con le perdite maggiori in numeri assoluti. Ma sono località come Narni, Magione, San Giustino, Bastia Umbra, Gualdo Tadino, Città di Castello, Gubbio, Amelia, Corciano e Spoleto (elencate in ordine decrescente di classifica) a mostrare le percentuali più alte di giovani in fuga rispetto alla popolazione residente. L'indagine non dà una motivazione al fenomeno. Ma le cause sono facilmente immaginabili. Anche perché ci sono, purtroppo, molte altre statistiche che rendono chiara la situazione economica generale della regione. Per ricordare solo l'ultima, tra le tante, il bilancio sociale dell'Inps regionale che, tra l'altro, ha anche confermato che perfino gli stranieri, dopo anni e anni di arrivi, cominciano ad abbandonare questa terra. Se i giovani se ne vanno, quindi, e se lo fanno in particolare dopo i 25 anni, è perché conclusi gli studi diventano consapevoli delle grandi difficoltà che ci sono nel nostro territorio. Difficoltà tutte legate alla scarsità di valide opportunità di lavoro: nel settore privato, come in quello pubblico. Con il primo falcidiato nelle possibilità da offrire (e da offrire, soprattutto, senza una forma di precariato) da una crisi economica ormai decennale. E il secondo reso ormai quasi totalmente arido da una spending review che oltre ai rami secchi è finita per segare anche la radici. Per qualsiasi territorio perdere i propri giovani è un fatto gravissimo. Ma per una regione come l'Umbria, che già da molti anni è ai primi posti in Italia per numero di anziani over 75, lo è ancor di più. Di fronte, quindi, a una statistica che evidenzia una emorragia della propria popolazione giovanile, ci si immaginerebbe un immediato interessamento al problema di tutta la politica locale. Addirittura, una mobilitazione generale. Anche perché, in vista, ci sono le elezioni politiche. Quelle che potrebbero cambiare il Paese. E quelle che dovranno vedere eletti i rappresentanti della nostra regione nei luoghi che contano. I luoghi delle grandi scelte. I luoghi dove si tracciano le nuove strategie e si definiscono quelle linee guida che possono avere forti ripercussioni anche sui territori. E, invece, almeno nelle massime sedi istituzionali e da tutte le parti indistintamente, alla prima occasione e tranne qualche breve accenno, si è preferito focalizzare l'attenzione principalmente sulle solite polemiche e sulle solite sterili schermaglie. Come quelle sorte in consiglio regionale attorno all'errore per la foto scippata a un Comune toscano. I nostri giovani non se ne vanno per tentare il colpo di fortuna, ma se ne vanno per cercare una speranza. Una speranza che l'Umbria, evidentemente, a loro oggi non dà. E non la dà nemmeno nelle stanze e dai pulpiti della politica. Sergio Casagrande [email protected] Twitter: @essecia