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Il raccomandato col prosciutto sotto il braccio

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Sergio Casagrande
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Sfugge alle statistiche, ma un luogo comune vuole che, almeno fino agli anni '90, il regalo più comune di un umbro che intendeva ottenere una raccomandazione, fosse il prosciutto. In un numero di esemplari direttamente proporzionale all'importanza e all'influenza del soggetto al quale si chiedeva di intercedere a favore della propria causa. Con i prosciutti, dicono i maligni, prosciutti di quelli buoni, fatti in casa o preparati personalmente dall'allevatore amico e della montagna, molti umbri avrebbero costruito carriere, attività e imprese. Sistemato figli, nipoti e parenti nelle aziende pubbliche, come in quelle private, con una netta preferenza verso le prime. Ma prima di tutto ciò, sempre con il prosciutto recapitato o portato di persona all'indirizzo giusto, avrebbero permesso, sempre ai propri figli e ai propri nipoti, di evitare l'odiato obbligo del servizio militare di leva. Maldicenze, di sicuro. Forse legate solo al fatto che l'Umbria è la terra natia dei norcini e fino a qualche decennio fa aveva ancora buona parte della sua popolazione legata all'agricoltura, agli allevamenti e, in qualche modo, alla campagna. Infatti, nemmeno un solo coscio di maiale, salato e stagionato, è mai finito sul banco delle prove d'accusa nel corso di tutti quei procedimenti giudiziari che, fino ad oggi, hanno visto imputati di tutte le risme finire nella bufera per presunti o reali casi di corruzione. E per reati conseguenti favoritismi o atti di raccomandazione. Ma se di regalie di prosciutti non si è mai trattato, qualcosa di sicuro è passato di mano per ottenere una spintarella, un aiutino o una facilitazione. Anzi, stando alla prima indagine condotta dall'Istat sui fenomeni corruttivi in Italia, ancora passa di mano. L'istituto di statistica ha infatti condotto una serie di interviste in tutta Italia per sapere se ci sono italiani e intere famiglie che, nel corso della loro vita, si sono ritrovati coinvolti direttamente o indirettamente in casi del genere. E i dati che sono stati resi noti giovedì 12 ottobre 2017 sono impietosi per l'Umbria. La nostra regione è quinta per raccomandazioni in relazione alla ricerca del lavoro (26,3%) ed è settima per percentuale (14,6%) di persone che conoscono qualcuno (amici, parenti, colleghi) a cui sono stati richiesti denaro, favori o regali in cambio di qualcosa. In quest'ultimo ambito è addirittura terza (3,7%) per vicende legate ad aiuti nel campo dell'istruzione; ottava (4,1%) per un qualcosa riconducibile all'assistenza; nona (6%) per un favore o un servizio nel settore sanitario e in quello degli uffici pubblici. Inoltre, l'11,3 per cento degli umbri intervistati ha ammesso di aver ricevuto personalmente la richiesta di raccomandazione, di favore o di fare da intermediario con altri. Prosciutti o no, quindi, di certo il fenomeno in Umbria c'è. Ed è ancora particolarmente diffuso. Poi, se davvero di prosciutti si tratta, c'è allora da ben sperare: perché sul fronte occupazionale siamo davvero arrivati all'osso... Se continua così, per ottenere un posto di lavoro in un territorio che si ritrova sempre più arido (la conferma arriva dall'ultimo bilancio sociale dell'Inps dell'Umbria pubblicato presentato anch'esso giovedì 12 ottobre), nemmeno un intero container pieno di prosciutti offerto in regalo potrebbe essere sufficiente a corrompere qualcuno per far trovare un impiego al raccomandabile di turno. E allora chissà, potrebbe essere la volta buona: che a farsi spazio si ritrovino solo i soggetti davvero validi e meritevoli. Forse pochi, ma sicuramente buoni. Proprio come quei prosciutti che qualcuno giura di aver visto circolare, incartati e sotto il braccio, in lungo e in largo per l'Umbria. Sergio Casagrande [email protected] Twitter: @essecia