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Manganelli e proiettili in Catalogna: la Spagna vergogna d'Europa

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Sergio Casagrande
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Tra Madrid e Barcellona nessuna delle due ha pienamente ragione. Ma di sicuro, da domenica primo ottobre 2017, è Madrid ad avere i maggiori torti. Il duro confronto nato sul referendum indipendentista voluto dalla Catalogna poteva essere facilmente evitato. E, fino alla vigilia del voto, sicuramente in maniera pacifica.   La questione, ormai, non poteva di certo finire in una bolla di sapone, ma sarebbe bastato che Madrid rinunciasse all'ostinazione per evitare lo scontro. Soprattutto perché era evidente dell'inesistenza di una vera maggioranza di catalani animata da forti voglie indipendentiste. Non va dimenticato, infatti, che il precedente referendum, quello del 2014, aveva portato ai seggi appena il 35,9 per cento dei residenti della Catalogna.   Ma Madrid, accecata dall'intransigenza, ha voluto usare il pugno di ferro. Con il risultato che oggi è proprio il governo centrale spagnolo ad uscire palesemente sconfitto. Anzi, lo è tutta la Spagna che, anche se non può essere annoverata tra i Paesi fondatori dell'Unione europea, è sempre stata tra i paladini dei suoi 6 principi fondanti e fondamentali: Dignità; Libertà; Uguaglianza; Solidarietà; Cittadinanza; e Giustizia.   Usare il manganello e i proiettili di gomma; irrompere nei seggi con squadre di poliziotti in assetto antisommossa; colpire i cittadini e calpestare il loro diritto di esprimersi sono scene troppo simili a certe realtà dittatoriali sudamericane e troppo lontane da quelle di un Paese europeo. Anche se è vero che le autorità di Barcellona, in questa vicenda, hanno palesemente peccato di demagogia esaltando malumori e rivendicazioni di quella che fino a ieri era una minoranza e che oggi, molto probabilmente, si è invece trasformata nella maggioranza dei catalani.   Proprio qui, in questa rabbia collettiva che da ieri si è fatta maturare in tutta la Catalogna, c'è un altro grave errore di Madrid. Errore che si unisce pure all'incapacità di sfruttare l'incredibile occasione offerta dalla Generalitat di Catalunya nel momento in cui, all'apertura dei seggi e presa dalla disperazione, aveva ingenuamente chiesto a tutti i catalani di votare in qualsiasi seggio. Sarebbe, infatti, bastato questo a invalidare la consultazione. E a risolvere la questione senza la violenza e con il placet dell'intera comunità internazionale.   Per quello che è accaduto a Barcellona, Girona, Lleida, Tarragona e in molte altre località della Catalogna, il governo di Mariano Rajoy ha grandi responsabilità. Mentre la monarchia spagnola fa un'altra grama figura dopo quella che portò alle dimissioni di Juan Carlos, visto il colpevole silenzio di Felipe, re di una Spagna che avrebbe meritato si sentir spendere almeno una parola dall'alto affinché il regno restasse unito nella garanzia della libertà di espressione.   Quando si calpesta la democrazia c'è sempre un perdente: chi lo fa sostenendo di essere democratico. Che, oltre ad essere perdente, è anche colpevole. Sergio Casagrande [email protected] Twitter: @essecia