Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

L'obolo per l'arte e la cultura

default_image

Sergio Casagrande
  • a
  • a
  • a

Si levano le proteste alla notizia che il Pantheon e altri monumenti nazionali oggi di libero accesso potrebbero diventare visitabili solo dietro compenso. Come, d'altronde, già accade per gli scavi archeologici e per i musei. L'Italia si è subito spaccata tra chi si oppone, perché ritiene la scelta ingiusta in quanto la fruibilità di certi luoghi dovrebbe rimanere libera per non svilire i simboli e i valori che testimoniano. E chi è favorevole, quantomeno perché farebbe sparire da questi luoghi chi (e sono davvero molti), invece di abbeverarsi di cultura e di arte, preferisce soffermarsi a scattare selfie da postare sui più popolari social network. Di certo c'è che un ricavato dagli ingressi permetterebbe di incassare quei soldi che oggi lo Stato non riesce a racimolare nei suoi sempre più risicati bilanci. Soldi da investire sulla manutenzione di tanti monumenti che continuiamo a vedere andare in declino e che costituiscono quel patrimonio che tutto il resto del mondo ci invidia. Ben venga, quindi, un'idea del genere. Ma ad alcune condizioni: deve esserci la garanzia di un utilizzo immediato dei ricavati per aiutare a salvare o a far sopravvivere i nostri tesori; ci vuole la certezza che le somme dei monumenti che guadagnano di più vengano trasferiti a quelli che raccolgono meno turisti; e, soprattutto, nessun intermediario tra lo Stato e il cittadino. Altrimenti il rischio è di fare la fine di certe autostrade dove, per avere la possibilità (neppure garantita) di viaggiare un po' più spediti senza zigzagare tra le buche, occorre versare un obolo che solo in piccola parte viene reinvestito per migliorare la viabilità del Paese. [email protected] Twitter: @essecia