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Il nuovo mondo dei consumi

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Sergio Casagrande
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Mette un po' di tristezza leggere la notizia, nelle cronache di Terni, che annuncia la prossima chiusura della storica gioielleria “Beltrame” di corso Tacito. Maria Rita Beltrame, figlia di Guido che nel 1914 fondò l'impresa orafa, fa sapere che il 21 giugno abbasserà la saracinesca del negozio per sempre. E fa sapere anche che non è la conseguenza della crisi. O meglio, che non è direttamente la situazione economica della sua attività che la spinge a chiudere. “Oggi - sono, infatti, le parole raccolte dalla nostra cronista - non è più come una volta...”. Colpa dell'“attuale modo di il commercio” e di un settore, quello orafo, dove ora c'è “troppa superficialità”. Viene, quindi, da pensare, leggendo le sue dichiarazioni che è una scelta dovuta a una città, aun Paese, a un mondo che sono cambiati così radicalmente e così rapidamente da aver stravolto completamente il mercato modificandone le regole, i valori, i protagonisti. E, in effetti, se ci soffermiamo un attimo, uno dei problemi del commercio in generale, oltre al calo dei consumi, è proprio questo: il fatto che il mondo è mutato così velocemente e così profondamente che i consumatori o, meglio, i clienti (ma anche i professionisti) di un tempo sono improvvisamente scomparsi. Le nuove generazioni, in particolare, hanno variato completamente stili di vita e modi di vivere con una rapidità mai vista prima. E lo hanno fatto cambiando anche le aspirazioni e i desideri. La situazione economica generale, caratterizzata da una crisi che - almeno per quanto riguarda in particolare la nostra regione - sembra essere diventata eterna, è stata sicuramente uno dei fattori acceleranti. Ma anche quando questa crisi sarà superata la situazione rimarrà immutata o, quantomeno, proseguirà seguendo un andamento irreversibile. Stravolta l'offerta, quindi, ma anche la domanda per un vero e proprio cambio di cultura generale. Ecco, perciò, che anche la titolare di un negozio rinomato (i Beltrame di Terni sono noti per aver realizzato celebri lavorazioni orafe come il diadema indossato da Maria di Savoia il giorno delle sue nozze) può decidere di gettare la spugna. Se, ormai, la raffinatezza non si misura più sull'unicità di un'opera o sulla qualità dei materiali utilizzati, ma si basa solo sulla sua notorietà che si riesce a costruire tra il grande pubblico grazie quasi sempre solo a un prezzo che più basso è e meglio è, che senso ha tenere in piedi un'attività che si vede costretta a combattere ogni giorno, tra mille problemi, solo per rendersi visibile e sopravvivere? Il sentimento di Maria Rita Beltrame è sicuramente lo stesso di molti altri titolari di negozi storici e attività storiche che, piano piano, continuano a scomparire. Vengono in mente le parole con cui un noto sarto di Foligno, già otto anni fa decise di chiudere la sua attività e ritirarsi a vita privata in una città dell'Andalusia: “Quando il rampollo di una famiglia bene di Perugia è arrivato a disdire un ordine per un abito che doveva essere fatto a mano con un pregiato occhio di pernice tessuto in lana fine e reperito a Londra, dicendomi che aveva già trovato quello che cercava acquistando al centro commerciale un completo preconfezionato in dozzinale grisaglia, ho capito che era finita un'epoca. E che per me non ci sarebbe stato più spazio...”. Un po' di tristezza, quindi. Ma anche di nostalgia. Nostalgia di quei tempi in cui erano in tanti ad apprezzare certe qualità... e, soprattutto, a saperle riconoscere. [email protected] Twitter: @essecia