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Il riscatto degli istituti tecnici

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Sergio Casagrande
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C'era una volta il posto in banca. Porto sicuro, sinonimo di un approdo lavorativo stabile. Così stabile che molti istituti di credito lo tramandavano di padre in figlio. E c'era una volta il posto pubblico, ambito da tutti coloro che non volevano sporcarsi le mani, quanto facile da raggiungere, magari con una spintarella e un appoggio alle terga. C'era la laurea da conquistare. Per orgoglio personale, familiare e per un posto da dirigente e una lunga carriera da avviare. E ce n'erano ancora molte altre di occasioni per ottenere, ultimati gli studi superiori o universitari, un'occupazione ben retribuita, anche mettendosi in proprio. Ma tutto questo, oggi, per colpa della crisi più ostica della storia, nella nostra Italia rimasta al verde non c'è più al punto che la maggioranza dei giovani, lasciati i banchi di scuola e l'università, deve lottare con le unghie e con i denti almeno per sperare di riuscire a sbarcare il lunario. La fotografia offerta anche ieri dalle indagini statistiche continua a presentare un'immagine del nostro Paese e del futuro dei nostri giovani studenti ancora in bianco e nero. Ed è sicuramente difficile per chi vuole formarsi scegliere, tra le tante possibili, la strada giusta da imboccare o, almeno, individuare quella meno lontana da una possibile meta. C'è, però, un flebile bagliore di luce che andrebbe preso in considerazione in particolare da chi, alla fine della terza media, si trova di fronte al bivio che impone di scegliere l'indirizzo per il prosieguo degli studi. Sempre secondo le più recenti indagini statistiche, infatti, i tanto bistrattati istituti tecnici stanno prepotentemente tornando alla ribalta distinguendosi dai percorsi di studio umanistici e scientifici per offrire una chance in più a chi, poi, sarà in cerca di un lavoro. In un'Italia, infatti, ormai satura di laureati e laureandi, sembra esserci un crescente bisogno di personale altamente specializzato in materie tecniche specifiche: i cosiddetti “periti” di un tempo. Giovani, cioè, che già con la maturità hanno acquisito competenze altamente specialistiche in determinati settori. Lo confermano anche molti degli indicatori che provengono dalle imprese, sia grandi che medie o piccole. Ovvio che, anche con un titolo di studio del genere, non ci sarà mai la certezza di un immediato e valido posto di lavoro. Ma quella della maturità tecnica può sicuramente essere una strada da imboccare e sulla quale, il Paese, dovrebbe tornare ad investire. Una possibilità che dovrebbero valutare (e consigliare) anche molti di quei genitori che, ancorati a quel passato che non c'è più, continuano a sognare per i loro figli un posto fisso e una laurea senza accorgersi che, quest'ultima, si sta trasformando solo in un pezzo di carta che non desta più interesse nei curriculum. [email protected] Twitter: @essecia