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La sfortuna di essere ancora piccoli

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Jacopo Barbarito
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Torniamo su questa storia perché c'è un aspetto che impone una riflessione che va al di là delle conseguenze legate alla sopravvivenza dell'aeroporto San Francesco e al peggioramento del sistema dei trasporti regionali. La vicenda Alitalia che ha comportato la dismissione dei voli Perugia-Fiumicino e la sostituzione degli Atr 72 di Etihad Regional con gli aerobus (da non confondere con gli Airbus, perché viaggiano su gomma), è la testimonianza di una realtà con la quale l'Umbria stenta, ancora, a fare i conti. Tutto è legato al nocciolo del problema: l'Alitalia rivede i suoi piani solo ed esclusivamente perché la tratta non è redditizia. Una circostanza che, non a caso, ci unisce nelle conseguenze a Pescara e all'Abruzzo. La triste realtà è che siamo una regione che non è in grado di avere un bacino di utenza sufficiente per il traffico aereo, soprattutto se questo lo si desidera plurigiornaliero (per Roma c'erano, quotidianamente, tre voli d'andata e tre di ritorno). E i risultati sono scarsi anche se si tiene conto della possibilità di alimentare, sia in andata che in ritorno, eventuali coincidenze (il volo per Fiumicino era stato istituito proprio per questo, non certo per collegarci alla capitale più rapidamente). Ma non dobbiamo guardare al problema limitandolo solo al via vai lungo le rotte dei cieli. L'Umbria, infatti, dal 2012 è scesa nuovamente sotto i 900mila abitanti. La popolazione con un reddito da lavoro si è notevolmente ridimensionata. E quella capace di permettersi un tenore di vita che consenta l'acquisto di un biglietto aereo con una certa frequenza è sicuramente minima. Allo stesso tempo gli arrivi turistici, soprattutto di stranieri, permangono ancora troppo bassi se paragonati ai movimenti che si registrano in molte altre regioni italiane. E spesso sono frutto di flussi creati di riflesso (con brevi gite ed escursioni) ad arrivi che hanno come meta principale altre località dello Stivale. Ancora più bassi, poi, soprattutto se confrontati ad altre realtà nazionali, anche i movimenti generati dall'imprenditoria locale e non, quelli cioè, in arrivo o in partenza, della cosiddetta clientela business costituita da capitani d'industria e dipendenti di piccole, medie e grandi aziende. In sostanza, quindi, l'Alitalia annunciando la sua retromarcia sui piani avviati dice alla nostra regione una cosa importante: che l'Umbria è ancora piccola. E, soprattutto, che è troppo piccola per sognare in grande. Piccola dentro di sé. E piccola (quantomeno nei risultati) nella sua capacità di attrazione. Per avere un peso che sia appetibile per chi fa business in grande stile, insomma, ci vogliono i numeri. E questi numeri, nell'Umbria di oggi, ancora non ci sono. La vicenda Alitalia, quindi, ci dà una lezione sulla quale, noi umbri, prima di protestare, dovremmo riflettere. Per valutare la possibilità di errori fatti nel passato; per capire meglio il presente; e per costruire possibilità concrete per un futuro migliore, se l'obiettivo è di progredire e, un giorno, anche di decollare. Non solo con gli aerei...