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Branca, Branca, Branca...Leon, leon, leon...

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Sergio Casagrande
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Cinquant'anni fa nasceva un umbro destinato rapidamente a diventare uno dei nostri corregionali più conosciuti ed amati d'Italia: Brancaleone da Norcia. Personaggio immaginario interpretato da Vittorio Gassman e animato dalle menti di Agenore Incrocci, Furio Scarpelli e Mario Monicelli, sceneggiatori del celebre film che porta il suo nome, dopo mezzo secolo è ancora così popolare ed amato da essere citato come fulgido esempio di un Don Chisciotte all'italiana capace di raccogliere il bello e il brutto dello stereotipo dell'italiano medio: comico e serio nello stesso tempo, spavaldo e sbruffone, ma dal cuore buono e l'animo gentile. Di quel film, che il 7 aprile del 1966 appariva per la prima volta sul grande schermo e ancora oggi viene annoverato .tra le pellicole più capaci di divertire lo spettatore, dell'Umbria restano soltanto le scene di pochi attimi girate tra Ferentillo e Arrone, perché il regista, Monicelli, preferì per la maggior parte della storia le scenografie naturali del Viterbese, del Senese e della Calabria. Ma tutti coloro che lo hanno visto, al cinema o replicato centinaia di volte in tivù, ricordano solo l'Umbria per quel legame del protagonista con la città dei norcini. Al punto che, parlando con certi italiani, non è chiaro se di Norcia sia più popolare l'arte di far salumi, il suo prosciutto, il santo patrono d'Europa, Benedetto, o lui: il cavaliere che “vaga errando e pugnando” e che è stato capace di sfidare direttamente perfino la morte duellando con “lo Tristo Mietitore”. C'è, perfino, chi è convinto che il verbo dal vocabolario di stampo arcaico e dal suono maccheronicamente armonico usato da Brancaleone nelle sue conversazioni sia realmente appartenuto alla lingua parlata dagli umbri di allora. Ma tutti noi sappiamo che, in verità, è solo pura finzione. Come finto è il personaggio e finta è la sua storia. E come finto è anche un altro umbro citato nel film, quel Groppone da Ficulle, “che fue lo più grande capitan di Tuscia” e che nelle memorie di Brancaleone costituisce la più gloriosa delle sue tante eroiche gesta. Vere sono solo alcune circostanze storiche - nel film, tra l'altro, neppure strettamente collegate alla nostra regione - come la presenza, nel Medioevo, sul territorio, di cavalieri erranti, pellegrini, sbandati ed eremiti. Il reclutamento di braccia per le Crociate anche tra la gleba. E la minaccia dei saraceni, che erano giunti realmente a far scorribande in Valnerina, provenendo dalle coste laziali. Ma Brancaleone, anche se nato finto da un racconto immaginario, dopo mezzo secolo di risate e simpatia ha acquisito una sua veridicità storica ormai indiscutibile. E una popolarità che lo porta inevitabilmente, oggi, ad avere un posto d'onore tra i grandi personaggi della nostra regione. Buon compleanno, quindi, Brancaleone. Lode a te e grazie dalla tua Norcia. E dalla tua Umbria... per lo grande onore e l'hiralitate lasciate 'n dote. [email protected] Twitter: @essecia