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E adesso per l'aeroporto ci vuole un miracolo

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Sergio Casagrande
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Quando giovedì mattina un'agenzia di viaggi di Milano ci ha contattati chiedendo se avevamo notizie sul fatto che era diventato improvvisamente impossibile fare prenotazioni on line per i voli Alitalia da e per Perugia abbiamo pensato a uno scherzo. Ma ci siamo comunque rivolti al call center della compagnia per avere chiarimenti. L'operatrice di turno ci ha riferito che il problema era legato al fatto che dal primo al 10 aprile i biglietti per quelle tratte erano stati tutti venduti. Una balla, sicuramente non voluta ma dovuta alla difficoltà del momento, alla quale però se ne è aggiunta subito un'altra che ci ha dato la certezza che la verità era ben altra: l'operatrice, dopo esserci attestati come frequent flyer, ci ha detto che era anche impossibile fare prenotazioni in lista d'attesa. Per cui, se quello che ci veniva raccontato fosse stato vero, per il “San Francesco” sarebbe stato un evento prodigioso. Mai, dal 2 aprile 2015, giorno in cui Alitalia era tornata a volare in Umbria, un solo volo Perugia - Fiumicino è risultato sold out. A questo punto, non abbiamo fatto altro che rivolgerci alla fonte, la più accreditata e autorevole perché strettamente collegata alla presidenza di Alitalia. Ed è stato tutto chiaro. Alitalia ha deciso di lasciare Perugia perché la tratta non è redditizia, è stato il succo del lungo colloquio che abbiamo avuto. I primi 10 giorni d'aprile verranno coperti con servizi sostitutivi. Ma dopo il 15 Alitalia - salvo soluzioni dell'ultimo momento che “rendano in qualche modo la tratta economicamente sostenibile” e che “per ora non appaiono individuabili” - non ci sarà più. Ma la nostra fonte ci ha detto anche altro che ci lascia intuire che qualcuno, in Umbria, sapeva già da tempo quello che stava per accadere. Perché era stato preallertato delle decisioni di Alitalia. E del fatto che se non fossero intervenute rapidamente novità si sarebbe passati all'azzeramento dei voli. Ma quel qualcuno, evidentemente, si è dimenticato di far finire la questione sul tavolo della commissione regionale che la settimana scorsa era stata convocata per discutere dello stato dell'aeroporto e dei rischi conseguenti i tagli voluti da Ryanair. E quella riunione, oggi, si rivela un'occasione persa per affrontare per tempo il cuore del problema, visto che ci si è semplicemente preoccupati di una forte turbolenza quando invece tutto stava precipitando. Dietro alle quinte c'è stata, evidentemente, una richiesta di Alitalia di avere un aiuto economico dalle istituzioni umbre. E non solo. Qualcosa di simile a quanto verrebbe fatto per incentivare le presenze di Ryanair. Perché la stessa fonte ha tenuto a sottolineare che “Alitalia di oggi non è più l'Alitalia di una volta. E' un'azienda privata che deve guardare ai profitti parallelamente all'elevata qualità del servizio che offre”. E in effetti il servizio offerto in Umbria, fatte le dovute proporzioni con il nostro scalo e il suo bacino di utenza, era davvero di buona qualità: Atr 72-500 con livrea della Etihad Regional, in servizio in code share Alitalia, con 2 piloti, 2 assistenti di volo, sedili in pelle e a volte perfino con i primi 4 posti in allestimento business e tavolinetto. Il problema è che questi Atr 72 hanno 68 posti e sono mossi da due motori turboelica Pratt & Whitney da 2.750 cavalli particolarmente assetati di carburante. E che il personale di servizio necessita tutti i giorni di pernottamenti e trasferte ben pagate visto che a volte arriva addirittura dalla Svizzera. A tutto ciò, poi, va aggiunta una lunga lista di costi accessori. Ergo, ogni singolo volo Perugia-Roma, sia esso di andata che di ritorno, comporta una spesa finale così elevata che una vendita media che è al di sotto dei 30 posti (a volte si viaggia addirittura con meno di 10 passeggeri) non riesce a coprire neppure se si tiene conto dei vantaggi che offre ad Alitalia con le coincidenze da Fiumicino. Ora, quindi, come si fa a dare torto all'ex compagnia di bandiera? Per quanto riguarda lo scalo umbro, la novità aggrava una situazione che avevamo già descritto come problematica la scorsa settimana su queste colonne: d'ora in poi, infatti, ci saranno ancor meno passeggeri. E l'aeroporto per rimanere nella lista degli scali italiani di rilievo ha due condizioni imprescindibili da raggiungere: un numero congruo di viaggiatori; e il pareggio di bilancio della società che lo gestisce. Il primo, fino a gennaio era in aumento e si avvicinava al traguardo, ma ora dovrà fare i conti con i tagli di Ryanair e l'addio di Alitalia. Il secondo era in altrettanta fase di avvicinamento e si sperava di raggiungerlo con l'ingresso in società di soggetti privati. Ma, adesso, ci sarà ancora chi è pronto a investire sull'aeroporto perugino se anche i voli di linea principali vengono azzerati? Insomma, per il “San Francesco” di Perugia-Sant'Egidio, ci vorrebbe subito un terzo santo capace di un miracolo. Ma attenzione: deve essere un santo di quelli veri, perché la nostra fonte ha sottolineato un altro aspetto della situazione: “L'Alitalia di oggi non vuole tornare ad essere il carrozzone di una volta che magari per compiacere al politico di turno affrontava lo sforzo anche per offrire un servizio non redditizio”. E i redditi si calcolano tirando le somme dei costi d'esercizio che vanno comparate con quelle dei biglietti venduti. Semmai si può tenere conto anche delle agevolazioni che, però, devono essere offerte nel rispetto delle rigide regole imposte dall'Unione europea sulla libera concorrenza. Ma Ryanair e Alitalia sono state trattate con lo stesso peso sui piatti della bilancia? Chissà, forse, è proprio su questa equità di trattamento che potrebbe avvenire il miracolo. Miracolo che potrebbe manifestarsi con una flebile speranza che - se non proprio con 3 voli in partenza e 3 in arrivo ogni giorno - resti almeno qualcosa di Alitalia in Umbria. [email protected]