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Chi di multa ferisce non sempre perisce

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Sergio Casagrande
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Chi di multa ferisce, di multa perisce. La battuta sarebbe scontata, quanto inevitabile visto che, nell'arco di appena una settimana e proprio quando si sta diffondendo la convinzione che certe amministrazioni comunali abbiano deciso di tornare a spremere gli automobilisti per rimediare ai tagli imposti dal governo centrale, ben due sindaci e l'auto di un municipio sono balzati all'onore delle cronache umbre per essere stati sorpresi a violare le regole del codice della strada. Ma in verità: chi di multa ferisce di multa perisce sì, ma non dappertutto. Veniamo ai fatti. Prima Fabrizio Cardarelli, primo cittadino di Spoleto, che per correre a una riunione non si è accorto di aver parcheggiato in pieno divieto di sosta. E per questo si è visto elevare un bel verbale proprio da un suo dipendente: un vigile urbano solerte e inflessibile. Poi Giulio Cherubini, omologo di Cardarelli a Panicale, che è finito nel mirino di uno dei nuovi dispositivi elettronici di vigilanza sulla viabilità e sullo stato dei veicoli in circolazione che egli stesso ha voluto sul suo territorio. Ed ha scoperto, suo malgrado, che proprio l'auto che lui guidava circolava da tempo con la revisione scaduta. Questi nuovi dispositivi d'altronde, non si limitano più solo a rilevare le più frequenti violazioni del codice della strada (velocità e sorpassi), ma fanno anche scattare immediatamente e automaticamente tutta una serie di verifiche sui veicoli in transito. Ed evidentemente, oltre a funzionare bene, quando c'è da sanzionare non fanno distinzioni. D'altronde dovendo leggere tutte le targhe, non guardano in faccia a nessuno… Poi, ieri l'altro, il terzo caso: a Orvieto dove è divampata la protesta contro un'auto di servizio del municipio (che, tra l'altro, non sarebbe neppure l'unica) che viene sistematicamente lasciata parcheggiata in piazza della Repubblica in un'area che dovrebbe essere off limits ai veicoli a motore. "Vergogna. A noi le multe e questa macchina è parcheggiata qui da due giorni…", si leggeva sul cartello che un anonimo Pasquino ha voluto affiggere sul lunotto posteriore dell'auto in questione. La rabbia degli orvietani è forte perché nella loro città, solo nel 2015, è stata elevata una media di ben 27 multe al giorno (più di una ogni ora e quasi 10mila nell'arco dell'anno) per violazioni al divieto di accesso nella Ztl. E quell'auto di servizio lasciata lì giorno e notte, proprio di fronte al municipio, è diventata indigeribile. Così, dopo quel cartello, il rimpallo sui social network e il bell'esempio dato dai sindaci di Spoleto e Panicale che hanno accettato le sanzioni e riconosciuto pubblicamente l'errore, tutti si aspettavano che anche ad Orvieto sarebbe almeno fioccata la multa. O almeno che fossero giunte delle pubbliche scuse o giustificazioni. Invece, niente. Chi di multa ferisce, non sempre perisce. [email protected] Twitter: @essecia