Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Assenteisti dalla testa ai piedi

default_image

Sergio Casagrande
  • a
  • a
  • a

La solita Italia in prima pagina. Dalla Sicilia arriva la notizia dell'ennesimo caso di assenteismo da parte di un gruppo, anche stavolta particolarmente numeroso, di dipendenti pubblici. Sessantadue, tutti in forza al Comune di Acireale. Il problema, come hanno dimostrato le cronache anche molto recenti giunte da ogni angolo dello Stivale, non riguarda solo la Sicilia: Sanremo, Brindisi, Bergamo, Milano, Napoli, Roma, Perugia. Non c'è regione che non abbia avuto il suo scandalo, più o meno grande, legato ai furbetti del cartellino. Negli enti pubblici, come nelle aziende private, con la differenza che in quest'ultime è più difficile riuscire a farla franca. Il fenomeno è talmente diffuso e radicato che proprio poche settimane fa il premier Matteo Renzi è arrivato ad annunciare il pugno duro del governo. Riferendosi ai dipendenti pubblici ha detto: “Gli assenteisti sono dei truffatori. Vanno licenziati in 24 ore. E se non verranno mandati a casa, saranno i dirigenti a rischiare”. In effetti non siamo di fronte a semplici casi di malcostume, ma a un danno compiuto sulle spalle della collettività visto che gli stipendi pagati ai dipendenti “infedeli” pesano sulle casse pubbliche e il loro lavoro dovrebbe garantire un servizio ai cittadini. Se non lavorano i soldi sono buttati al vento; e i servizi diventano pessimi o non ci sono. Un fatto inammissibile in un qualsiasi Paese che voglia ritenersi efficiente e civile, figuriamoci in un'Italia rimasta ormai in braghe di tela in fatto di conti pubblici e con in giro milioni di giovani disoccupati con tanta voglia di lavorare. Ben venga, quindi, una linea dura se i fatti sono davvero evidenti e incontrovertibili. Ma non può bastare. Non può bastare perché, sempre le cronache di questi giorni, riferiscono di un'altra notizia che la dice lunga sia sullo stesso fenomeno sia sulla pasta di cui siamo fatti noi italiani. Una notizia che è ancora più grave di quanto scoperto ad Acireale. Di assenteismo, infatti, si parla anche a palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. E non ci si riferisce ai dipendenti, ma ai senatori. A coloro cioè che, proprio per questo loro nome e per il loro ruolo, dovrebbero essere, per i cittadini, un esempio di saggezza, moralità e correttezza. Ogni mese, qualche senatore furbetto, ricorrerebbe a un trucchetto: lasciare distrattamente il proprio tesserino sullo scranno dell'aula nella non vana speranza che qualche collega lo usi per accreditare una presenza che non c'è. Un metodo che garantirebbe di raggiungere, nonostante le ripetute assenze, quella quota del 30 per cento di presenze alle votazioni che il regolamento impone per avere 3.503 euro al mese in più sullo stipendio da senatore. Stipendio che già senza premi del genere non è certo da miseria. Potrà, quindi, mai cambiare la nostra Italia se dall'alto è questo l'esempio che viene dato? Il problema, purtroppo, è di cultura. Una cultura che evidentemente noi italiani non abbiamo. E che non vogliamo avere. Chissà se ci riusciranno le bastonate... [email protected] Twitter: @essecia