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Il faro di Narni: luce umbra della pace

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Sergio Casagrande
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Una luce nel buio dell'indifferenza. Per evitare l'oblìo della memoria. E per ricordare chi ha dato la vita per il nostro Paese. Ma anche per essere un monito contro le atrocità delle guerre. L'Umbria ha scoperto, in questi giorni, di possedere un faro pur non essendo bagnata dal mare: il faro di Narni, tornato ad illuminare la vallata ternana dopo mezzo secolo di inattività. Ovviamente non è un faro di quelli destinati ad essere di aiuto ai naviganti. Ma è un monumento che - in modo simile al faro degli Italiani, che dal Gianicolo brilla su Roma - ha un valore simbolico. Il faro di Narni fu realizzato, su disegno dell'architetto Pietro Lombardi, tra il 1926 e il 1927, per ricordare i caduti della Grande Guerra e venne inaugurato il 2 ottobre del 1927. In quegli anni il ricordo e il dolore per gli eventi bellici che avevano provocato la morte di oltre un milione di italiani era ancora forte. Appena pochi anni prima, nel 1921, il transito del treno diretto a Roma con la salma del milite ignoto (che in Umbria si era fermato nella vicina Orvieto) aveva commosso l'Italia intera. C'era ancora chi, quel conflitto, lo chiamava la “Quarta guerra di indipendenza italiana”. E Narni, che aveva pagato un tributo pesante tra i suoi giovani partiti volontariamente o spediti al fronte, aveva voluto onorare i suoi concittadini immolati sull'altare della patria con quest'opera. Così, con una spesa non indifferente per l'epoca (69.000 lire), il Comune fece realizzare il faro, con una cappella votiva all'interno, con i nomi dei caduti scolpiti sulla pietra. E con una luce che sarebbe dovuta rimanere perpetuamente accesa per proiettare il suo fascio luminoso fino a lunghissime distanze. Ma più di mezzo secolo fa quella luce si spense. E non fu più riaccesa. Fino a quando, in questi giorni, il Comune di Narni, spinto dai dibattiti maturati sui social network e dalle sollecitazioni giunte da molti cittadini, ha deciso di ridare forza al monumento. Il faro così non solo è tornato a risplendere, ma ha riacquistato pure un grande ruolo simbolico. Un ruolo che, 88 anni dopo la sua inaugurazione e un secolo dopo l'inizio della Grande Guerra, è ormai scevro di tutto il peso della retorica del passato. Il faro di Narni, infatti, oggi, brilla non solo per segnare un punto fermo nella memoria, ma anche per essere un simbolo di pace. Quella pace di cui tutta l'Umbria è portavoce e che, a volte, ha proprio bisogno di una luce intensa per emergere dal buio. [email protected] Twitter: @essecia