Il lungo ponte di Ferragosto, cinque anni dopo

11 agosto 2012

12.08.2012 - 13:38

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Ed eccoci qua al giro di boa dell'estate e all'inizio di quello che un tempo sarebbe stato il week end più atteso dell'anno visto che apre le porte al ponte di Ferragosto. Il solleone, anche se ha allentato un po' la sua morsa, ruggisce ancora. E, se Giove Pluvio con tutta la sua corte di nuvolette continuerà a mantenersi lontano, saranno cinque giorni di bel tempo ideali per garantire quanto solitamente gli umbri e tutti gli italiani si aspettano da questo periodo. Gli ingredienti giusti insomma sembrerebbero esserci tutti per assistere ad un esodo biblico dalle città verso il mare, i laghi e la montagna come il passato se non fosse per il fatto che non c'è il sale per rendere il piatto veramente gustoso e saporito. Manca, infatti, l'ottimismo. E, soprattutto, a molti scarseggiano i soldi. La voglia di una lunga pausa ci sarebbe pure. Mala situazione generale è tale che la maggioranza, prima di mettersi in movimento, deve far bene i conti. E, alla fine, si scoraggia.
Innanzitutto, quindi, il lungo ponte potrebbe finire per rivelarsi un'occasione sprecata: quelli che esattamente fino a cinque anni fa (secondo gli analisti economici la grande crisi ha ufficialmente festeggiato questo traguardo giovedì scorso) sarebbero stati cinque giorni di tutto esaurito sui litorali d'Italia e anche nelle strutture ricettive e nei ristoranti dell'Umbria, potrebbero trascorrere in uno scenario inusuale. Gli albergatori, i ristoratori e tutti coloro che lavorano nel settore del turismo sono fortemente preoccupati. Quelli delle città d'arte, dei laghi e delle alture più fresche dell'Umbria si augurano che almeno i turisti del mordi e fuggi non si tirino indietro. Anzi, pregano che arrivino a frotte, magari spaventati proprio dal caro spiagge di altre regioni. Ma le previsioni della vigilia, purtroppo, non sono confortanti. Né per la nostra regione, né per le altre. Per l'Umbria, in particolare, sabato, domenica, lunedì e martedì potrebbero trascorrere esattamente come già sono trascorse tutte le altre stesse giornate di questa estate. Cioè, senza esodi. Mentre mercoledì, il giorno di Ferragosto, potrebbero riempirsi al massimo le piscine e si potrebbero trovare affollate solo qualche spiaggetta del Trasimeno e qualche località amena dell'Apennino. Tanti pic nic con panini fatti in casa e tanti barbecue accesi, quindi.
Ma niente corse verso il mare con la Flaminia e la Valdichienti intasate, né assedi ai ristoranti in attesa che si liberino i posti per un secondo giro di portate. Al tempo stesso, tolto il giorno della festività diFerragosto, sarà sicuramente un ponte senza un altro il classico dei classici, quel chiuso per ferie che rendeva totalmente inanimate le nostre città. Quest'ultimo aspetto può sembrare un controsenso, vista la scarsa propensione a spendere che impera. Ma non lo è, perché dimostra che c'è un'intera categoria, quella dei commercianti, che è finita in ginocchio. Il lungo ponte, perciò, rischia solo di confermare che la crisi, cinque anni dopo il suo inizio, ha cominciato a condizionare tutti indistintamente. Ed è arrivata al punto di costringerci a cambiare perfino usi e costumi, nonché le più radicate abitudini. Una prova? Guardate le file di auto che oggi pomeriggio, domani e domenica, si formeranno in certe stazioni di servizio dei grandi marchi.
Centinaia di umbri si ritroveranno in coda per fare il pieno low-cost al fai da te e lotteranno per contendersi l'ultima goccia di carburante venduta, comunque, a peso d'oro. Un tempo erano tutti automobilisti impregnati da un ottimismo spaccone che faceva loro lanciare le chiavi al benzinaio e urlare, dirigendosi al bar, il pieno grazie. E se avessero trovato anche due sole auto in coda alla pompa, avrebbero immediatamente scelto un'altra stazione di servizio. Oggi sono risparmiatori incalliti che vanno a caccia perfino di un solo centesimo da pagare in meno. Continuano a riempire di carburante la loro auto, ma lo fanno ormai solo mettendosi in fila quando lo "vogliono" le grandi compagnie petrolifere. E lo fanno per coprire quel minimo di tragitti che sanno essere inevitabili, come quelli per il luogo di lavoro o per l'hard discount.
Per giunta, pagano molto di più del passato e non hanno neppure l'aiuto del benzinaio con la pulitina al vetro e la messa a punto di olio, acqua e gomme. Cinque anni fa, a Ferragosto, si sarebbero affrettati a fare il pieno solo perché dovevano andare con la famiglia e gli amici al mare. Oggi, invece, lo fanno solo in previsione della ripresa delle giornate lavorative, con la pazienza di aspettare, la certezza di risparmiare e l'illusione che tutto ciò li aiuti a sopravvivere senza cambiare. Chissàcomesarà ilFerragosto tra altri cinque anni...

Sergio Casagrande

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