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"L'istintivo orrore del morire svela la necessità di sperare nel Dio della vita"

Antonio Colasanto
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Nella Sacra Scrittura, tra i profeti di Israele - ha detto Papa Francesco ieri mattina nel corso della udienza generale - spicca una figura un po' anomala, un profeta che tenta di sottrarsi alla chiamata del Signore rifiutando di mettersi al servizio del piano divino di salvezza. “Giona - ha affermato il pontefice - è un profeta "in uscita" ed anche un profeta in fuga! E' un profeta in uscita che Dio invia "in periferia", a Ninive, per convertire gli abitanti di quella grande città. Ma Ninive, per un israelita come Giona, rappresentava una realtà minacciosa, il nemico che metteva in pericolo la stessa Gerusalemme, e dunque da distruggere, non certo da salvare. Perciò, quando Dio manda Giona a predicare in quella città, il profeta, che conosce la bontà del Signore e il suo desiderio di perdonare, cerca di sottrarsi al suo compito e fugge.” Il profeta entra in contatto con dei pagani, i marinai della nave su cui si era imbarcato per allontanarsi da Dio e dalla sua missione … Infatti, durante la traversata in mare, scoppia una tremenda tempesta, e Giona scende nella stiva della nave e si abbandona al sonno. I marinai invece, vedendosi perduti, "invocarono ciascuno il proprio dio": erano pagani (Gn 1,5).Il capitano della nave sveglia Giona dicendogli: "Che cosa fai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo" (Gn 1,6). “La reazione di questi "pagani" - sostiene il Papa - è la giusta reazione davanti alla morte, davanti al pericolo; perché è allora che l'uomo fa completa esperienza della propria fragilità e del proprio bisogno di salvezza”. L'istintivo orrore del morire svela la necessità di sperare nel Dio della vita. "Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo": sono le parole della speranza che diventa preghiera, quella supplica colma di angoscia che sale alle labbra dell'uomo davanti a un imminente pericolo di morte. “Quando Giona, riconoscendo le proprie responsabilità, si fa gettare in mare per salvare i suoi compagni di viaggio- ha ricordato il Papa - , la tempesta si placa. La morte incombente ha portato quegli uomini pagani alla preghiera, ha fatto sì che il profeta, nonostante tutto, vivesse la propria vocazione al servizio degli altri accettando di sacrificarsi per loro, e ora conduce i sopravvissuti al riconoscimento del vero Signore e alla lode.”