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Preghiera e dialogo tra le fedi del mondo

Antonio Colasanto
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Nelle Udienze Generali ci sono spesso persone o gruppi appartenenti ad altre religioni; ma ieri questa presenza è stata del tutto particolare - ha detto Papa Francesco in apertura della catechesi del mercoledì dopo aver ricevuto un indirizzo di saluto dal Card. Jean-Luis Tauran e dal Card. Kurt Koch - per ricordare insieme il 50° anniversario della Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra ætate sui rapporti della Chiesa Cattolica con le religioni non cristiane… Il Concilio Vaticano II è stato un tempo straordinario di riflessione, dialogo e preghiera per rinnovare lo sguardo della Chiesa Cattolica su se stessa e sul mondo. Il messaggio della Dichiarazione Nostra ætate è sempre attuale. Ne richiamo, perciò - ha detto il Papa - brevemente alcuni punti: la crescente interdipendenza dei popoli (cfr n. 1); la ricerca umana di un senso della vita, della sofferenza,della morte, interrogativi che sempre accompagnano il nostro cammino (cfr n. 1); la comune origine e il comune destino dell'umanità (cfr n. 1); l'unicità della famiglia umana (cfr n. 1); le religioni come ricerca di Dio o dell'Assoluto, all'interno delle varie etnie e culture (cfr n. 1); lo sguardo benevolo e attento della Chiesa sulle religioni: essa non rigetta niente di ciò che in esse vi è di bello e di vero (cfr n. 2); la Chiesa guarda con stima i credenti di tutte le religioni, apprezzando il loro impegno spirituale e morale (cfr n. 3); la Chiesa, aperta al dialogo con tutti, è nello stesso tempo fedele alle verità in cui crede, a cominciare da quella che la salvezza offerta a tutti ha la sua origine in Gesù, unico salvatore, e che lo Spirito Santo è all'opera, quale fonte di pace e amore. Un avvenimento particolarmente significativo degli ultimi 50 anni è stato l'Incontro di Assisi del 27 ottobre 1986. La fiamma, accesa ad Assisi, si è estesa in tutto il mondo e costituisce un permanente segno di speranza. Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi 50 anni il rapporto tra cristiani ed ebrei. Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza. Il dialogo di cui abbiamo bisogno non può che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all'integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione. Il mondo guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volontà che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell'economia, della finanza, e soprattutto della speranza. Noi credenti non abbiamo ricette per questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera. E noi credenti preghiamo. Dobbiamo pregare. Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che ci sta dinanzi - ha ricordato il Papa - è un'occasione propizia per lavorare insieme nel campo delle opere di carità.